Gazzetta di Reggio

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PALAZZO DEI MUSEI

"Noi", la mostra dedicata alla reggianità

Chiara Cabassa
"Noi", la mostra dedicata alla reggianità

Una full immersione che ci parla di storie di acqua e di terra, di animali e della nostra comunità.

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REGGIO EMILIA Work in progress. E non solo perché giorno dopo giorno l’allestimento sta prendendo forma e i tasselli di ora in ora vanno a ritrovare il loro significato all’interno del grande puzzle. Non accade forse per ogni mostra? Ma qui si parla d’altro.

Perché nella mostra-laboratorio curata dall’architetto Luca Molinari al Palazzo dei Musei, passato presente e futuro s’intrecciano con l’intenzione di andare oltre il racconto didascalico che ti aspetti. Perché “Noi-Storie di comunità, idee, prodotti e terre reggiane”, che dopo la vernice di venerdì resterà aperta per un anno intero, è una sfida verso Expo ma soprattutto verso quello che vorrà diventare, domani, il territorio reggiano. In una sorta di “work in progress” permanente. Perché - come sintetizza Molinari - «un territorio che si guarda allo specchio è destinato a morire». E perché, aggiunge, «fondamentale è la dimensione di identità collettiva racchiusa nel pronome “Noi”» che nel pannello di presentazione della mostra s’intreccia con “Us” (dal momento che la mostra è bi-lingue e i colori blu e rosso lo sottolineano). «Una mostra di Persone prima ancora che di Cose».

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LA SFIDA. Entriamo quindi a pochi giorni dall’inaugurazione nelle sale che stanno appropriandosi di storie e oggetti che hanno disegnato, e continuano a delineare, quella che è l’antropologia reggiana. «Occuparmi di questo allestimento - ci spiega Molinari - è una sfida entusiasmante che ogni giorno mi fa scoprire qualcosa di nuovo. Chi visiterà questa mostra dovrà essere innanzitutto sedotto poi incuriosito: l’approccio non è didattico e tutti i sensi devono essere coinvolti». Una mostra pensata come un grande display attraverso il quale si potrà fare esperienza - toccando, vedendo, ascoltando, assaporando, persino annusando - di quanto agricoltura, alimentazione e ambiente offrono nel territorio reggiano, con una declinazione che si ispira al tema di Expo: “Nutrire il pianeta. Energia per la vita”.

IN VIAGGIO. Il percorso parte dalla soglia d’ingresso del Palazzo dei Musei per poi condurci all’ultimo livello dove il racconto anche visivo del territorio reggiano trova la sua piena espressione. Al piano terra e all’ingresso s’incrociano l’Officucina, con in suo laboratorio on the road, e l’atrio-biglietteria, primissima stazione dei paesaggi contemporanei reggiani. I primi due piani, occupati dalle collezioni storico-archeologiche e dalla raccolta dei quadri, saranno punteggiati da frammenti di storie che introducono a “Noi”. All’ultimo piano, le due sale principali sono occupate da sezioni distinte che s’incrociano all’altezza della scala d’ingresso.

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LE SEZIONI. Ad accoglierci, in cima alle scale, un gigantesco pannello che porta la firma di Marcello Nizzoli (il borettese che disegnò la prima Lettera 22 dell’Olivetti, per capirci): qui il territorio reggiano è “dipinto” con innegabile talento ed è come trovarci di fronte a una nostra vecchia fotografia che ora vediamo con occhi nuovi e curiosi. Siamo nella parte centrale della mostra: l’acqua e la terra sono i punti di partenza del nostro viaggio che si sviluppa nella galleria centrale con due sezioni dedicate alle “Storie d’Acqua e Storie di Terre” incentrate sul racconto delle tecniche e delle innovazioni che hanno consentito di raggiungere grandi progressi in agricoltura e gestire al meglio le risorse idriche. E ancora storie di terra che testimoniano la complessa relazione con la terra e il suo sfruttamento. Tutto ciò ci viene comunicato attraverso mappe del Seicento e del Settecento, ma non solo. «Perché la ricostruzione di un acquedotto romano - spiega l’architetto Molinari - può stare benissimo accanto a una centralina d’ultima generazione di Iren: il loro valore è lo stesso perché passato, presente e futuro s’intrecciano nel segno del fare».

ANIMALI & C. Un grande affresco della reggianità dove con le prime due sezioni si interseca la terza, “Storie di animali”: il maiale e la vacca rossa, naturalmente, ma anche il baco da seta («perché nel Settecento - spiega Molinari - il nostro territorio ospitava centinaia di migliaia di gelsi e la lavorazione della seta era molto diffusa») e i piccioni («perché ho imparato - prosegue l’architetto - che negli anni Trenta si svolgevano gare di piccioni con tecniche particolari che richiamavano le folle»). Ad arricchire questa sezione sono i fantastici animali di Spallanzani: «Abbiamo recuperato tavole preziose che stavano da chissà quanto tempo chiuse lassù in una stanza».

LE COMUNITA’. Fin qui acqua, terra, animali. E da qui lo sviluppo che le comunità reggiane hanno generato e continuano a generare: «Se oggi Reggio Children e il Reggio Approach fanno parlare di sè in tutto il mondo - spiega Molinari - non dobbiamo dimenticare che già nelle Officine Reggiane si faceva formazione». Da qui l’ampio spazio dato a cooperative, consorzi, distretti scolastici, a testimoniare il significato della comunità nel nostro territorio in grado di produrre nel tempo senza soluzione di continuità. E così accanto a un “pezzo” della Kohler (Lombardini) che si è proprio quest’anno aggiudicato un premio internazionale come miglior motore diesel, troviamo due macchine per la mungitura di diverse aziende, e poco più in là un frigorifero della Smeg con i colori della bandiera italiana. E ancora frammenti di storia usciti dalla Panizzi: su enormi pannelli sono fotografati i volti dei reggiani, quelli dell’Ottocento accanto a quelli degli anni Venti e Ottanta. Perché ognuno si possa riconoscere in una storia che non ha un prima e un dopo ma solo un filo rosso attraverso cui si dipana la laboriosità delle nostre comunità. E qui si inseriscono i ritratti raffiguranti alcuni personaggi dell’attualità scattati dal fotografo Kai-Uwe Schulte-Bunert che accompagnano il visitatore dall’ingresso fino al terzo piano.

LABORATORIO DEI SENSI. Ed eccoci nella sezione allestita in una terza ala dei Musei utilizzata per la prima volta: qui siamo nel “laboratorio dei sensi reggiani”. Dal Parmigiano Reggiano al Lambrusco, dall’Aceto balsamico a tutta quanta la filiera del maiale, il gusto è servito. Ma anche la vista l’olfatto e il tatto. Nella prima sala una parete sarà occupata da un immenso pannello dove svetterà un cappelletto pop, ma basta voltarci e potremo godere della “bellezza” di un carrello di bolliti Doc. E se un altro pannello pop, nella seconda sala, sarà dedicato al re dei formaggi, a fianco ci saranno 18 forme, vere, di Parmigiano Reggiano. E ancora tutte le eccellenze gastronomiche reggiane. Con un valore aggiunto, l’interattività: ognuno potrà postare le sue ricette legate alla gastronomia tradizionale. La terza sala sarà occupata da un lungo tavolo: un luogo dove sedersi e partecipare a eventi, workshop e incontri che daranno ulteriori contenuti, nel corso di dodici mesi, ad un allestimento dove passato presente e futuro confluiscono in una parola: “Noi”.
 

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