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IL SILENZIO RUMOROSO DEL COLLE

C’è da scommettere che non gli sia piaciuto il clima in cui la riforma è stata approvata: si dice che il presidente silenzioso risponda al telefono a tutti, ascolti tutti, sappia tutto della politica...

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C’è da scommettere che non gli sia piaciuto il clima in cui la riforma è stata approvata: si dice che il presidente silenzioso risponda al telefono a tutti, ascolti tutti, sappia tutto della politica e del Parlamento. E certo ha molte orecchie nel Pd, il partito uscito più lacerato da questo passaggio. Ma il presidente ritiene, ancora una volta, di non intervenire se non ravvisa violazioni della Carta di cui è garante: ci sono i presidenti delle Camere, a loro spetta la responsabilità di garantire il rispetto dei regolamenti e della prassi parlamentare. A maggior ragione, il Quirinale tace sulla riforma costituzionale che è ancora all’esame del Parlamento. Il che non significa che il presidente non colga le criticità del testo e le tensioni che vi si accentrano, nonché il legame strettissimo con la riforma elettorale appena promulgata.

Una firma che, per certi versi, Mattarella ha messo “al buio”: perché l’Italicum è una riforma che vale solo per la Camera e in qualche modo “presuppone” l’abolizione del Senato elettivo, in realtà non ancora approvato. Questione delicata: la nuova legge elettorale contiene una clausola di salvaguardia che ne rinvia l’entrata in vigore al primo luglio 2016, proprio per consentire il completamento dell’iter della riforma costituzionale. Molti osservatori ritengono che il governo potrebbe facilmente aggirare la clausola con un decreto, e che per questo Renzi si sia preso fin da adesso le chiavi della eventuale fine anticipata, in qualsiasi momento a lui favorevole, della legislatura. Al Colle però si osserva che alla Camera è stato approvato un ordine del giorno che ribadisce la clausola di salvaguardia, su cui il ministro Boschi, in aula, ha dato parere favorevole a nome del governo. Un atto pubblico e ufficiale, dunque. Che Mattarella, nel caso, farà valere, perché come disse nel suo discorso di insediamento, stipulando un vero e proprio patto con le Camere, «all’arbitro compete la puntuale applicazione delle regole. L’arbitro deve essere – e sarà – imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza».

Ma ancora una volta, essere convinto che occorra completare le riforme non significa in alcun modo, per Mattarella, esprimere un parere sul contenuto: il Parlamento è sovrano. E quindi ciò che conta è che le Camere esaminino e votino sul nuovo Senato e sulle altre modifiche costituzionali. Se non dovessero avere i numeri per essere approvate nella formulazione attuale, il Parlamento le corregga o le respinga. Al Colle si limitano a far osservare che, nel caso, nulla osta che si voti con due sistemi diversi per Senato e Camera.

Quindi nessuno pensi di forzargli la mano né sulla chiusura anticipata della legislatura né sull’approvazione forzata di riforme senza consenso. Il presidente tace, ma che acconsenta non è detto.

Chiara Geloni

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