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«Nessuna traccia di mio figlio»

«Nessuna traccia di mio figlio»

Parla la mamma del 17enne membro della baby gang scappato dalla comunità

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REGGIO EMILIA. «Non ho sue notizie da giorni». Prova a mascherare la preoccupazione la mamma del diciassettenne scappato dalla comunità terapeutica di Cesena, dove si trovava dal mese scorso. Il ragazzo è uno dei quattro che il 23 aprile erano stati arrestati dai carabinieri – su disposizione del tribunale per i minorenni di Bologna – perché considerati gli autori di almeno quattro rapine a coetanei, derubati nel percorso che da scuola porta alla stazione degli autobus, nei sottopassi, in viale Ramazzini.

Dopo aver trascorso qualche giorno in comunità, come prevede la normativa in materia di misure cautelari per i minori, in attesa del pronunciamento del giudice minorile il ragazzino ha aggirato i controlli del personale della struttura romagnola, facendo perdere le proprie tracce.

«Mio figlio non è stato ancora ritrovato», racconta la donna. Una fuga che ha dato il via ad una vera mobilitazione: «Le forze dell’ordine lo stanno cercando – aggiunge - anche gli amici e i parenti tutti stanno cercando di capire dove sia andato e dove si trovi».

Per il diciassettenne si tratta di un allontanamento volontario. Dalla prefettura, è stata diramata su tutto il territorio nazionale una sua foto, come avviene per la ricerca di persone scomparse. Ma del giovane non c’è ancora nessuna traccia. La speranza della madre è che il figlio sia quanto meno sulla strada di casa: «Siamo stati nei giorni scorsi in Romagna per le ricerche, ma finora nulla».

Una fuga che al giovane potrebbe costare cara, dal momento che il suo allontanamento dalla comunità potrebbe ora costargli il carcere. Come ricostruito dagli inquirenti, la baby gang (composta da quattro ragazzini fra i 16 e i 17 anni d’età) agiva con serialità. Quattro gli episodi accertati, avvenuti l’autunno scorso, più o meno sempre nella stessa zona. Dopo aver rapinato i coetanei di telefonini e giacche di marca, i componenti della baby gang postavano su Facebook la refurtiva, vantandosi dei colpi. Proprio le immagini sui social sono state fondamentali per ricostruire le rapine. (e.spa.)

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