Camere, divani e passaggi "in affitto", a Reggio è boom
E' la "sharing economy", un fenomeno che sta prendendo piede anche nella nostra città. Grazie al sito "Airbnb" si diventa albergatori a tempo perso
REGGIO EMILIA. «Ho avuto per casa un maratoneta ungherese, due sorelle autostoppiste scozzesi, un giocatore di frisbee di Boston, una coppia dell’Oklahoma, uno svizzero nato in Germania, cresciuto in Minnesota e residente in Corea e un insegnate americano in viaggio da 2 anni dall’Estonia al Monferrato». Eugenio Federico ha 34 anni ed è una delle persone che mette a disposizione gratuitamente un posto letto nella casa dove vive in centro a Reggio. I suoi ospiti lo contattano tramite il sito internet “Couchsurfing”, che si traduce più o meno come “saltare da un divano all’altro”.
Nel suo profilo Eugenio spiega così la sua filosofia: «C’è qualcosa di buono in ogni cosa e in ognuno». E i viaggiatori lo apprezzano, come dimostrano le tante referenze positive sul suo conto. Condividere esperienze e beni, per il solo gusto di farlo o in cambio anche di un ritorno economico, è il pilastro di quella che viene chiamata “sharing economy” o economia collaborativa, un fenomeno mondiale che prende piede anche nel Reggiano ed è stato reso possibile dalla diffusione di internet e degli smartphone con le loro mille applicazioni.
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«Quello che mi spinge ad avere ospiti internazionali per casa - spiega Eugenio - è essenzialmente la noia della vita sociale reggiana alla quale questi personaggi che spesso hanno girato tutto il mondo fanno da contraltare generando commistioni spesso molto interessanti e divertenti. Dall'incontro infatti tra provincialità a volte incallita e spiriti vagabondi e spesso sconclusionati nascono situazioni tendenti all'assurdo e mai banali. Io poi sono da sempre un appassionato di decontestualizzazione per cui tutto ciò lo trovo magnifico».
Questo approccio d’apertura verso gli altri presuppone il fatto di “accettare caramelle dagli sconosciuti”. I siti internet e le app favoriscono l’instaurarsi di relazioni di fiducia, perché oltre a mettere in contatto la domanda e l’offerta, consentono di lasciare recensioni su chi mette a disposizione un divano, chi affitta una camera o offre un passaggio in auto. Anche i fruitori di questi servizi hanno spesso una loro storia verificabile.
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Questo fenomeno sta creando occasioni di business anche in settori tradizionalmente chiusi, perché legati a una licenza, come esemplifica il caso molto controverso di Uber, che fa concorrenza ai tassisti (non nella nostra città dove non c’è). Tanti reggiani, ad esempio, sono diventati albergatori a tempo perso, affittacamere saltuari, grazie al sito Airbnb. La 27enne Francesca, che vive in centro città, spiega così la sua scelta. «Per me è un modo carino di conoscere nuova gente fare due chiacchiere la sera davanti un bicchiere di vino e perché no pagare le bollette. C'è sempre un po’ di timore nell'ospitare sconosciuti credo sia normale, ma ho molta fiducia nelle persone non penso mai negativo. Reggio non è una grande capitale come Roma Londra o Berlino quindi sicuramente non è un business, non ci sono molti turisti».
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Il 37enne Alessio Conti, che si definisce come “appassionato di social media nella vita privata e professionale”, ha abbracciato in modo entusiastico questa nuova filosofia di vita che predilige la condivisione al possesso, è ostile allo spreco e ritiene lo scambio interpersonale un fine da perseguire. «Ho una stanza che affitto tramite Airbn - spiega Conti - e in media ospito un paio di persone al mese. Cerco di porre un limite, perché non sono interessato a spingere più di tanto. Diciamo che mi aiuta a pagare l’affitto. Alla base di questa scelta c’è un modo diverso di concepire la propria casa, il possesso dell’auto e di altri beni. Io partecipo ad esperienze di condivisione tramite numerosi siti. Ho una predisposizione positiva nei confronti delle persone».
Paolo, 40enne di Bologna che lavora a Reggio, almeno 10 volte al mese fa salire sulla sua auto, nella tratta che percorre tutti i giorni, i passeggeri occasionali che lo contattato tramite BlaBlaCar. «E’ un modo per rendere più piacevole il viaggio. A seconda della tratta si chiede qualche euro, io ne chiedo 3 o 4. E’ anche un modo per coprire una parte delle spese, ma l’aspetto predominante per me è quello dello scambio culturale e questo vale anche per chi cerca il passaggio. C’è il desiderio di allargare i propri orizzonti, anche se poi c’è anche qualcuno che trova il modo di guadagnare somme più consistenti, soprattutto per tratte lunghe. Anni fa questo servizio non funzionava benissimo perché c’erano pochi utenti sul sito. Ora che sono cresciuti invece è tutto molto più agevole».
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