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Sugli sci a Capo Nord «Ma a un certo punto la neve è scomparsa»

di Maurizio Rossi
Sugli sci a Capo Nord «Ma a un certo punto la neve è scomparsa»

Giancarlo Gualtieri, di Correggio, racconta il tour-trekking di 200 chilometri in Lapponia assieme ad altri 4 reggiani

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NOVELLARA. Sono da poco rientrati i 5 reggiani che hanno partecipato al tour di Trekking con gli sci da fondo da Nourgam (Norvegia) a Nordkyn (Finlandia) attraversando la Lapponia norvegese e finlandese, percorrendo oltre 200 km con gli sci ai piedi in 6 tappe attraversando fiumi e laghi ghiacciati, foreste, deserti bianchi dove la neve la fa da padrona assoluta. Un’avventura che li ha portati sino a Capo Nordkyn detto anche Kinnaroddend, il vero Capo Nord. Una spedizione multiculturale in quanto facevano parte, oltre a Giancarlo Gualtieri (Correggio), Giampiero Lodini (Novellara), Simona Bianchi e Massimo Spezio (Castelnovo Monti), Monica Della Salda (Guastalla), anche il parmense Andrea Bettati, due fidanzati olandesi e cinque danesi, assistiti da due guide locali. A raccontare l’esperienza è Giancarlo Gualtieri, imprenditore di Correggio, non nuovo ad esperienze sulla neve, avendo disputato un altro giro nella Lapponia norvegese e varie marcialonghe sia in Italia che all’estero.

«E’ stata un’esperienza fatastica – dice il correggese –. Sia io che i miei compagni siamo amanti della neve e della natura, e quando vediamo queste grande distese innevate ed incontaminate ci esaltiamo, per non parlare di quando abbiamo attraversato il deserto bianco che si confondeva con il cielo. Una cosa che colpisce molto è il silenzio, interrotto solo dagli sci che solcano la neve ghiacciata dal vento costante e fortissimo, proveniente dal Mare glaciale artico».

Con il resto del gruppo vi siete trovati bene?

«Sapevamo già in partenza che avremmo trovato persone di altre nazioni. Con i due ragazzi olandesi abbiamo fatto subito gruppo in quanto erano ragazzi sportivi; un po' pazzi, in quanto erano alla loro prima esperienza da fondisti, ma essendo giovani ed allenati (lui maratoneta, lei triatleta) ce l’hanno fatta, mentre i danesi sono rimasti più tra di loro».

Quali difficoltà avete incontrato?

«Avendo già fatto un’altra esperienza quasi simile, pensavo di affrontare un territorio piatto. Invece abbiamo dovuto affrontare diverse salite per scollinare. Non montagne altissime, ma con grandi pendenze, che ci hanno costretto a tratti veramente duri, sia in salita che in discesa, dove sono caduto varie volte. Poi uno di noi ha abbandonato la traccia mentre attraversavamo un fiume ghiacciato ed caduto in acqua perché si è rotto il ghiaccio. La guida è stata rapida nel cambiargli i vestiti, e così ha potuto proseguire».

Come si svolgeva la vostra giornata?

«Si partiva la mattina presto, poi verso l’ora di pranzo la seconda guida, con la motoslitta, ci superava e andava ad allestire una piccola tenda e metteva a bollire l’acqua, dove preparava una zuppa fatta di legumi, patate e ossa di renna. Si ripartiva e si arrivava al punto di destinazione, che poteva essere una casetta di legno sperduta nel nulla, oppure una specie di campeggio nel bosco, sempre senza luce ed acqua, come giusto che fosse, mentre altre volte in villaggi di pescatori dove era possibile fare anche la doccia».

Quanto tempo ha impiegato nella preparare il tour?

«Questo tour lo abbiamo deciso l’anno scorso a settembre. Quando abbiamo avuto l’ok dall’agenzia Overland ho cominciato ad allenarmi dapprima con gli skyroll sulla strada, poi con l’arrivo della neve l’allenamento è proseguito sugli sci».

E’ rimasto deluso da qualcosa?

«Purtroppo sì. Noi dovevamo arrivare a Capo Nordkyn sugli sci, ed invece, a causa del riscaldamento globale, ad un certo punto non c’era più la neve. Allora abbiamo raggiunto la meta a piedi».

Ha già pensato ad una prossima spedizione?

«La mia famiglia mi ha detto che mi sono giocato cinque anni di bonus. Però in cuor nostro stiamo già viaggiando, e siccome l’esperienza è stata bella, sicuramente qualcosa progetteremo. A me piacerebbe fare un giro in Antartide, anche se dicono che pure in Canada ci sono posti belli ed incontaminati da visitare. Comunque lo dico piano perché qualcuno potrebbe arrabbiarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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