Gazzetta di Reggio

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Arrestato il baby bullo in fuga

Arrestato il baby bullo in fuga

Era tornato a casa dai genitori ma ha trovato i carabinieri ad attenderlo: lo hanno portato in carcere

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REGGIO EMILIA. E’ stato rintracciato dai carabinieri il 17enne che dal primo maggio scorso era scomparso dalla comunità di recupero in cui era stato rinchiuso dal giudice perché ritenuto uno dei componenti della baby gang che, nei mesi scorsi, aveva seminato il terrore tra gli studenti reggiani, vittime delle loro rapine.

«Credevo non mi avreste mai beccato...» sono state le parole del giovane di fronte ai carabinieri, dopo che lo avevano invece appena bloccato. E' accaduto nei pressi della casa dei genitori che, da quel primo maggio, non avevano più avuto notizie del loro ragazzo.

E invece, forse pensando di poterla far franca magari ipotizzando che nessuno lo stesse realmente cercando, il diciassettenne ha deciso di farsi vivo con i suoi genitori, magari nel tentativo di tranquillizzare almeno loro. E lì che ad aspettarlo ha trovato, invece, i militari della stazione di Santa Croce.

Ora il ragazzo, dopo 12 giorni in fuga, è stato condotto nel carcere per i minorenni di Bologna.

Brutta la vicenda che vede coinvolto il ragazzio e alcuni suoi amici.

Ormai in città era diventati il terrore di loro coetanei. Prendevano di mira solo quelli che indossavano capi firmati e tenevano in mano smartphone di ultima generazione. Il copione era sempre lo stesso: si appostavano, individuavano “la preda”, si avvicinavano. Poi, con una scusa, iniziavano a parlare fino a che la trascinavano, con le buone o con le cattive, in disparte. A quel punto, scattava la rapina.

Per ora, sono quattro gli episodi accertati dai carabinieri. Avvenuti più o meno tutti nella stessa zona lo scorso autunno: nel percorso che da scuola porta alla stazione degli autobus, nei sottopassi, in viale Ramazzini. Ma ce ne potrebbero essere molti di più, non denunciati forse per paura dalle giovani vittime.

Sono in quattro, compreso il 17enne, i ragazzi che i carabinieri hanno arrestato, su disposizione del tribunale dei minori. Con la stessa spavalderia con cui rapinavano i loro coetanei di telefonini e giacche di marca, poi “postavano” su Facebook la refurtiva sottratta: ostentando quegli oggetti status symbol ottenuti con la forza e la violenza. A chiudere il cerchio, dopo la denuncia arrivata da una vittima circa un episodio dello scorso mese di novembre, erano stati i carabinieri della caserma di Santa Croce, guidata dal maresciallo Olindo Varratta. Grazie alle immagini del sistema di video sorveglianza installate nella zona del colpo, sono arrivati ai quattro: erano state immortalate le immagini di una rapina. Non, però, quella denunciata da chi ha chiesto aiuto ai carabinieri, ma di un’altra giovanissima vittima. Che, però, non ha denunciato. Prova, dunque, che gli episodi possono essere molti di più.

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