Insulti via Facebook, in arrivo la stangata
Il tribunale di Reggio condanna 2 internauti: multa da 100 euro al giorno se non cancelleranno i post
REGGIO EMILIA. Il web è una risorsa ma si moltiplicano i casi - legati soprattutto ai social network - che approdano in tribunale. La gente spesso si sfoga scagliandosi contro altri utenti e prefigurando così il reato di diffamazione. Ora, secondo una sentenza che farà scuola emessa il 15 aprile dal tribunale di Reggio Emilia, il giudice può imporre, anche in via cautelare, la cessazione e la rimozione di post diffamatori diffusi su Facebook nonché fissare una somma a carico di chi è obbligato alla rimozione per ogni violazione o inosservanza dell’ordine menzionato per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione. Così ha infatti deciso il tribunale reggiano con un provvedimento emesso circa un mese dal giudice Chiara Zompi con cui accoglieva le domande del ricorrente. Il tutto riportato in dettaglio dal Sole24ore, che riprende la notizia che regolamenterà il web. La vicenda parte dalla pagina Facebook di due utenti dove erano comparsi numerosi post - commenti che possono essere letti dalla cerchia di amici - di carattere offensivo nei confronti di un’azienda il cui titolare ha deciso di rivolgersi in tribunale. La richiesta rivolta al giudice voleva portare alla cancellazione dei post in questione. Il magistrato togato ha accolto la domanda introducendo anche una ulteriore sanzione per la reiterazione della condotta o il rinvio dalla esecuzione, con un’ordinanza che, pure nella sintesi delle sue due pagine, contiene qualche elemento di interesse.
In pratica è stato sancito lo stop alle pubblicazioni offensive, con tanto di “multa” per l’iterazione della condotta o il ritardo nell’adempimento. Il provvedimento assomiglia moltissimo a un vero e proprio sequestro. L’effetto, infatti, è di eliminare per via giudiziaria un messaggio dal circuito dell’informazione prima che una sentenza definitiva ne attesti l’illecito. Per ogni giorno di ritardo rispetto alla cancellazione dei post, il giudice ha fissato una multa pari a 100 euro. Ai due internauti condannati, spetterà poi il pagamento delle spese processuali, quantificate in quasi 1.500 euro.
La questione resta comunque argomento di discussione sia a livello giurisprudenziale sia a carattere pubblico, viste le ripercussioni sulla vita di milioni di persone. Al momento sono previste alcune garanzie, che valgono qualora le affermazioni di cui si tratta non siano veri e propri insulti, spesso nient’affatto rari nelle comunicazioni in rete.
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