L’eroina in nave dal Pakistan
Dopo lo sbarco a Genova, i due fermati la portavano a Cadelbosco
CADELBOSCO SOPRA. Arrivava direttamente dal Pakistan l’eroina – con un alto principio di purezza – che ha fatto finire in manette Alì Tamoor 28 anni e Hussain Bi Shaid 45, entrambi pakistani: il primo è residente a Campagnola, il secondo domiciliato a Cadelbosco Sopra. Con loro a essere fermate ci sono altre due persone, bloccate in Lombardia, nell’ambito di un’indagine dei carabinieri di Borgo Panigale (Bologna).
La droga – si parla di circa 34 chili di sostanza – è arrivata in Italia al porto di Genova, caricata in container.
Poi, veniva smistata nelle diverse piazze. Gli arresti reggiani, dunque, rivelano come la sostanza arrivasse direttamente anche a Reggio e provincia, per essere tagliata e in seguito smerciata.
Nelle carte, ci sono pagine e pagine di intercettazioni. Conversazioni che raccontano di traffici e spostamenti. Di un giro che doveva essere di centinaia di migliaia di euro. Secondo chi indaga, poi, Hussain Bi Shaid (che non parla quasi una parola di italiano) sarebbe la mente, mentre Alì Tamoor (integratissimo) il basista.
I carabinieri di Bologna li sono venuti a prendere lunedì intorno a mezzogiorno nell’alloggio di Cadelbosco in cui il primo è ospite. Qui, per lui e l’amico è scattato il fermo.
Oggi per entrambi, difesi dall’avvocato Francesco Tazzari, è in programma l’udienza di convalida davanti al gip Antonella Pini Bentivoglio, che dunque dovrà decidere se i due dovranno rimanere dietro le sbarre. Il doppio fermo, però, riporta l’attenzione sul traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Dando, ancora una volta, a Reggio un ruolo evidentemente importante nello smistamento, e per il consumo, di sostanze come l’eroina, tornata tristemente di moda tra giovani e meno giovani.
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