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Tav di Firenze, i ministeri fanno causa a Coopsette

Tav di Firenze, i ministeri fanno causa a Coopsette

Ieri l’udienza per il rinvio a giudizio di 32 indagati, 11 tra dirigenti ed ex della coop I dicasteri delle Infrastrutture e dell’Ambiente si costituiscono parte civile

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CASTELNOVO SOTTO. Sulla base delle accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa, frode e traffico illecito di rifiuti, si è celebrata ieri la prima udienza per decidere il rinvio a giudizio di 32 persone, indagate a vario titolo nella maxi inchiesta sulla costruzione del sottoattraversamento della Tav di Firenze. Un appalto interrotto dopo le indagini della procura toscana che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati anche di 11 tra dirigenti ed ex di Coopsette e di Nodavia, quest’ultima società di scopo fino a poco tempo fa in quota alla coop di Castelnovo Sotto, che ha poi ceduto l’appalto da oltre mezzo miliardo di euro visti i guai giudiziari, diventati ora uno scoglio anche per il processo di integrazione con la consorella Unieco, che pochi giorni fa ha tentato - senza successo - di proporre una partnership spaccando però a metà la coop di via Ruini.

In attesa di sapere se finiranno o meno a processo ci sono Marco Bonistalli (dirigente), Paolo Bolondi (area acquisti), Maurizio Brioni (uomo chiave delle coop di cui era responsabile delle relazioni istituzionali), Matteo Forlani (dirigente), Claudio Lanzafame (tecnico), Alfio Lombardi (dirigente), Furio Saraceno (presidente di Nodavia, finito anche agli arresti domiciliari dopo lo scoppio dell’inchiesta), Riccardo Guagliata (direttore di cantiere), Domenico Clarizia (direttore tecnico Nodavia), Emilio Mauroner (consigliere nel cda di Coopsette), e il presidente Fabrizio Davoli in quanto legale rappresentate della coop, al quale vengono rilevati solo illeciti amministrativi. I ruoli sopra descritti sono quasi tutti cambiati, con l’uscita di molte figure prima in capo a Coopsette.

La novità di ieri è stata però l’ammissione come parti civili del ministero dell'Ambiente e ministero delle Infrastrutture e Trasporti (ora in mano all’ex sindaco di Reggio, Graziano Delrio), rappresentati dall’Avvocatura di Stato. A compiere la stessa mossa è stata anche l’autorità anti-corruzione (Anac) guidata da Raffaele Cantone, ammessa tra le parti civili dal gup di Firenze Alessandro Moneti ma in questo caso nei soli confronti di tre indagati (Piero Calandra, Alessandro Coletta e Lorenza Ponzone), membri dell’ex Autorità di vigilanza sulle opere pubbliche. Nello schieramento che sta prendendo forma nel tribunale fiorentino c’è anche Rfi, parte civile contro le ditte appaltatrici e subappaltatrici.

Inoltre il ministero per le Infrastrutture chiederà, oltre ai danni generali, anche il danno all'immagine ai dirigenti della Struttura tecnica di Missione, Ercole Incalza (il superburocrate indagato proprio in seguito all’inchiesta sulla Tav) e Giuseppe Mele. Anche il ministero dell’Ambiente chiederà danno all'immagine, ma a Gualtiero Bellomo detto Walter, membro della commissione Via presso lo stesso ministero. La prossima udienza è fissata il 21 maggio. Tra i 32 accusati, ci sono, inoltre, l'ex presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, accusata di aver favorito negli appalti sulla Tav a Firenze, Nodavia e Coopsette, più vari dirigenti di società appaltatrici e diversi organismi pubblici.

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