I medici dicono no alle case della salute
Martedì la categoria incrocia le braccia a 15 anni dall’ultima agitazione sindacale. «Vogliamo essere ascoltati»
REGGIO EMILIA. Martedì 19 maggio i medici di famiglia e i pediatri saranno in sciopero, garantendo solo le prestazioni urgenti. Sono passati quindici anni dall’ultima agitazione sindacale della categoria e questa volta, sostengono i rappresentanti reggiani di Fimmg (medici di famiglia) Euro Grassi e Fimp (medici pediatri) Gino Montagna, «sarà per difendere il diritto del cittadino di scegliersi il medico di fiducia, essere gravati da minor burocrazia, garantire una continuità dell’assistenza, in collaborazione con gli altri colleghi e avere più attrezzature e personale infermieristico per le prestazioni ai cittadini». Insomma una battaglia che, sostengono i medici, «non corporativa e che non punta ad aumenti di stipendio, ma parte dalla richiesta di essere ascoltatati e per difendere la libera scelta del medico e del pediatra». In realtà il sindacato dei medici di base Fimmg e quello dei pediatri Fimp, guardano con sospetto alla nuova impostazione verso cui sta andando la sanità pubblica: le case della salute (su cui la nostra Regione sta investendo molto) e lamentano anche il mancato rinnovo del contratto. I medici di base con la nuova organizzazione dovrebbero passare da un rapporto diretto con il paziente nel proprio ambulatorio, a operare in una struttura unica in cui c’è una rotazione dei medici garantendo però un orario molto più ampio.
Secondo i medici in questo modo si perde però il rapporto fiduciario e la continuità assistenziale, mentre per Regione e Ausl invece ci sarebbero vantaggi per i cittadini. Da una maggior disponibilità oraria (che arriva a 12 ore al giorno), al concentrare nella stessa struttura più medici, attrezzature, specialisti e servizio infermieristico. Un po’ quello che accade in Ospedale dove non si sceglie il medico, ma è la struttura a curare il paziente. Nel mirino dei due sindacati (che a Reggio raggruppano nel primo caso 230 iscritti su 334 medici di base e oltre il 90% tra i pediatri) non c’è l’Ausl, ma la Regione e in particolare il Sisac (l’organismo tecnico che è proposto alla contrattazione con i medici). A Reggio sono 334 i medici di base che hanno in media 1.140 pazienti ognuno (con punte che arrivano a 1.800 e a 1.500 in alcuni casi) mentre i pediatri si assestano su una media di 800 - 900 pazienti. La loro retribuzione lorda calcolata sulla media dei 1.140 pazienti è di circa 115 mila euro l’anno. Che significa detratte le spese per assistente e ambulatorio, un netto di circa 4mila euro al mese. L’orario di lavoro (un’ora di ambulatorio ogni 500 pazienti al giorno), in molti casi significa dalle 15 alle 20 ore di ambulatorio dal lunedì al venerdì, a cui si aggiungono le visite domiciliari e l’assistenza ai pazienti cronici. «I medici - chiosano Grassi e Montagna - sono perplessi di fronte a un cambiamento così grande e vogliono discuterne».
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