In sei anni diecimila reggiani sono fuggiti dalla provincia
E' il dato più clamoroso del Rapporto 2015 sulla coesione sociale presentato dalla Camera di commercio: nel 2012 ogni 10 matrimoni si sono registrate 8 separazioni
REGGIO EMILIA. Dal 2007 al 2013 sono quasi 10.500 i reggiani che sono andati all’estero. E' il dato più inquietante del Rapporto sulla Coesione Sociale 2015 presentato dalla Camera di commercio. Ed è un dato che, assieme ad altri fotografa come il nostro territorio sia diventato, negli anni sempre meno attraente. Persino per gli stranieri.
Gli stranieri, per la prima volta dopo 27 anni, diminuiscono del 2,5% e si attestano al 13,5% della popolazione. Colpa del lavoro che non c'è più, come confermano anche altri indicatori: sono 34mila disoccupati e i 35.800 fruitori di ammortizzatori, per un totale di 70mila persone "vulnerabili", in una provincia che conta 534mila residenti). Le sofferenze bancarie delle imprese e delle famiglie dal 2009 al 2014, calcolate in milioni di euro, sono aumentate rispettivamente del 428% e del 313%.
Il tasso di occupazione cala (-6,1 tra il 2008 e il 2014) pur restando tra i più elevati del nostro Paese. In Regione si stabilizza mentre a Reggio continua a calare.Negli stessi anni il tasso di disoccupazione quasi triplica (da 2,3 a 6,6): in 6 anni i disoccupati sono aumentati di 18.400 unità. Anche in questo casi il trend reggano è peggiore rispetto alla media regionale.
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Segnali di declino che fanno venire alla mente quando mesi fa il columnist del Financial Times usò proprio Reggio Emilia come metafora di un Paese, l'Italia, in declino.
Il 15,4% dei reggiani tra 15 e 24 anni (6.600 persone) non studia nè lavora. È la fascia della popolazione definita NEET. Tra gli stranieri il 43% appartiene a quest’area. L’82% ha tra i 20 e i 24 anni.
Il mercato immobiliare dopo il periodo di grande fulgore pre-crisi, è in caduta libera: crollano le transazioni (tra il 2006 e il 2013 son 2/3 in meno) e i permessi di costruzione ( -91% tra il 2005 e il 2012).
Sempre secondo il Rapporto sulla Coesione sociale, cala il numero di stranieri presenti nelle scuole reggiane: 16%, percentuale inferiore a quella dei 5 anni precedenti (è un calo concentrato nelle scuole medie inferiori e superiori; il dato si può connettere alla percentuale di stranieri tra i Neet).
Il 53% dei ragazzi stranieri inseriti nei percorsi scolastici è nato in Italia (Reggio Emilia ha il 1° posto in regione). Quanto alla suddivisione per scuole, il 73% degli stranieri che frequentano le elementari è nato in Italia,; la percentuale è del 51% alle medie e del 22% alle superiori.
Il rapporto registra poi un calo di iscritti ai nidi e (più contenuto) alle materne, mentre è positivo il dato delle immatricolazioni dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia soprattutto se confrontato con gli altri atenei (unica università in regione ad aumentare).
Sul fronte welfare, un dato balza gli occhi in modo particolare: l'aumento delle demenze e delle persone in condizioni di non autosufficienza. Sono oltre 10.000 le persone affette da demenza nel 2013 e altrettante quelle non autosufficienti oltre i 75 anni. Se si considera che la popolazione ultrasettantacinquenne non arriva a 50.000 unità, si può comprendere l’incidenza di questo fenomeno.
Il modo con cui le famiglie reggiane (ma più in generale italiane) fanno fronte a questa situazione è, com’è noto, il ricorso al badantato. Anche se il fenomeno è conosciuto, alcuni numeri consentono di vedere lo squilibrio tra l’offerta dei servizi pubblici e il nuovo mercato auto-organizzato e prevalentemente irregolare, finanziato attraverso pensioni e indennità di accompagnamento, che le famiglie hanno allestito per conto proprio.
In provincia di Reggio Emilia per ogni 100 anziani sopra i 75 anni ci sono 13 badanti e 1,2 posti in centro diurno, 2,9 posti in casa protetta, 3,8 prestazioni di assistenza domiciliare. Il rapporto è 13 a 8 a favore delle badanti e va tenuto conto che le badanti lavorano di solito 24 ore su 24 tutta la settimana mentre ad esempio l’assistenza domiciliare viene erogata per 1-2 h settimanali per ogni singolo anziano.
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Sul piano dei numeri, a fronte di 10.500 anziani non autosufficienti ci sono 7500 badanti, 700 posti in centro diurno, 1600 posti in casa protetta e 2150 anziani seguiti dall’assistenza domiciliare.Il rapporto è 7.500 – 4350 a favore delle badanti con le specificazioni sopra riportate (1-2 h settimanali contro 24/24 h tutti i giorni).
Se a questi dati aggiungiamo il calo molto consistente dell'utenza dei centri diurni (-37.000 giornate pari a 1/4 del totale negli ultimi due anni), e lo colleghiamo al contemporaneo calo dell’utenza dei nidi, ci possiamo chiedere non solo quanto stia incidendo la crisi economica nella propensione dei reggiani all’utilizzo dei servizi, ma anche se l’offerta dei servizi non sia eccessivamente rigida e rivolta prevalentemente a famiglie con una buona dotazione di reti, quindi in grado di poter recuperare il proprio famigliare a un orario di chiusura del servizio (generalmente le 16:00) poco compatibile con le esigenze lavorative delle persone.
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