L’eroina del Pakistan ritenuta causa di decessi
CADELBOSCO SOPRA. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ieri mattina i due pakistani arrestati dai carabinieri di Borgo Panigale (Bologna) nell’ambito dell’operazione “Croce Meditearranea”,...
CADELBOSCO SOPRA. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ieri mattina i due pakistani arrestati dai carabinieri di Borgo Panigale (Bologna) nell’ambito dell’operazione “Croce Meditearranea”, che ha permesso di stroncare un traffico internazionale di eroina che arrivava dal Pakistan al porto di Genova, e da lì a Bergamo e nel Reggian. Alì Tamoor 28 anni e Hussain Bi Shaid 45, difesi dall’avvocato Francesco Tazzari, ora attendono la decisione del gip, Antonella Pini Bentiglio, che sulla loro custodia in carcere si è riservata di decidere.
I due sono accusati di traffico internazionale di stupefacenti. Quello che ora emerge dell’operazione dell’Arma bolognese, coordinata dalla procura della città felsinea, è che dall’Oriente partivano i carichi. Ufficialmente, doveva contenere alimenti da destinare a un minimarket di Bergamo. Invece, dentro a lattine di mais e sciolta in tappi di pennarello c’era la droga: eroina con un principio attivo così alto dalla quale ricavare numerosissime dosi. Nel blitz, a Genova, sono stati sequestrati almeno 40 chili: 800mila dosi, pari ad un valore di spaccio al dettaglio di oltre 22 milioni di euro. Sei i grammi sorpresi nella casa di Cadelbosco dove è scattato il doppio fermo.
Complessivamente l'operazione ha portato a 12 arresti in flagranza di reato, di cui 5 pusher italiani, 6 fermi disposti dalla Procura felsinea e già eseguiti dai carabinieri, e 15 denunce a piede libero. A coordinare il gruppo di narcotrafficanti un pakistano 45enne – proprio Hussein Bi Shaid – con passaporto spagnolo, che spediva la droga al suo figlio, residente a Bergamo. Il ragazzo smerciava poi lo stupefacente insieme agli amici.
Alì Tamoor, per gli investigatori, si occupava della parte burocratica dei trasporti, forte della sua perfetta integrazione in Italia, tanto che è uno dei referenti locali della comunità pakistana nel Reggiano.
«Il sequestro di una così ingente quantità della famigerata eroina bianca, pura al 60%, risparmierà molte vite. E questo per chi indaga è il regalo più grande» è il commento del procuratore aggiunto di Bologna Valter Giovannini. L' eroina bianca, grazie al suo principio attivo e alle modalità di taglio, è ritenuta infatti causa di diversi decessi per overdose registrati a Bologna lo scorso anno. Le indagini erano partite dall’arresto di una coppia a Casalecchio di Reno che la spacciava. (el.pe)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google