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Ora anche Coopsette è costretta a frenare

Ora anche Coopsette è costretta a frenare

Da Castelnovo Sotto prendono tempo sul conferimento dei rami in Atikram. Rivisti gli ammortizzatori

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CASTELNOVO SOTTO. I manager di Coopsette tirano il freno a mano. Dopo l’abbandono del piano di integrazione da parte di Unieco, anche i manager di Coopsette devono necessariamente rivedere i propri piani. Nulla era stabilito ma la strada era tracciata. Coopsette ha già una società “veicolo”, la Atikram, che non è ancora dato sapere se verrà comunque utilizzata per rilevare alcune attività nelle costruzioni o se, anche questa, sarà messa da parte. Ieri i rappresentanti di Coopsette hanno incontrato nuovamente i sindacati, annunciando che è necessario più tempo del previsto per stabilire una strategia d’uscita dalla crisi.

Per la coop di Fabrizio Davoli il percorso di risalita è più complesso rispetto a Unieco, soprattutto a causa dei molti guai giudiziari tra le inchieste della Tav di Firenze, del grattacielo di Torino e del villaggio a Campione d’Italia.

La questione, da parte sindacale, è tutta centrata proprio su Atikram: qualora fossero trasferiti i rami si dovrebbe concertare comunque il ricorso agli ammortizzatori sociali per circa 200 persone. Per ora i rappresentanti dei lavoratori porteranno verso il rinnovo gli attuali strumenti a sostegno dei redditi, con una riformulazione anche dell’utilizzo nei vari reparti, valutando le opportunità ricollocazione evitando così licenziamenti in tronco.

Nei giorni scorsi alcuni soci di Unieco avevano sollevato perplessità sull’advisor del piano di integrazione con Coopsette, Bain & Company, estensore del piano di ristrutturazione del debito anche per la coop di Castelnovo Sotto. Un soggetto con i piedi su due staffe che è stato però in grado di mettere al sicuro i patrimoni delle due aziende, con piani di rientro che dovrebbero arrivare a conclusione nel 2017.

La variabile sui piani è proprio quella delle inchieste: per 11 dirigenti di Coopsette è stato chiesto da poco il rinvio a giudizio per accuse a vario titolo come associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa, frode e traffico illecito di rifiuti. Un capitolo spinoso nato dalle indagini sulle opere di costruzione del sottoattraversamento della Tav di Firenze e della stazione disegnata da Norman Foster. Gli illeciti hanno portato nei giorni scorsi all’accoglimento delle istanze come parte civile anche dei ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture. (e.l.t.)

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