Salta il ricorso, Carrozzini è licenziato
La Cassazione boccia l’impugnazione: la segreteria del difensore Burani, per errore, non ha inoltrato un documento
REGGIO EMILIA. Fabio Carrozzini, 56 anni, è definitivamente fuori dal palazzo di giustizia.
La Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso presentato dal dirigente del tribunale di Reggio e così si è chiusa con il licenziamento la lunga battaglia legale che ha visto contrapposti una delle figure più in vista del nostro foro e il ministero della Giustizia.
E per di più la Suprema Corte si è espressa in questo modo perché il ricorso notificato, per un errore da parte della segreteria dell’avvocato difensore Vainer Burani, era privo della procura speciale a margine.
Un finale amarissimo per Carrozzini che a Reggio aveva ricoperto prima l’incarico di cancelliere capo in ambito civile e nell’ultimo scorcio di carriera di dirigente del giudice di pace. «Ho appreso con stupore della sentenza della Cassazione – spiega l’ormai ex dirigente del tribunale, interpellato dalla Gazzetta – che ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso.E’ stata, probabilmente, passata alla notifica, per errore, una minuta anziché l’atto». Su quest’errore-chiave chiediamo lumi anche al difensore: «Preso atto dell’accaduto – pesa le parole Vainer Burani – sottolineo che non è un errore professionale mio, ma un errore compiuto in mia assenza dalla mia segreteria. Sono dispiaciuto per quanto accaduto». Un botta e risposta su cui sopraggiungono altre valutazioni da parte di chi ha detto addio al suo ufficio in tribunale: «Voglio rimarcare – dice con calma Carrozzini, senza mai scomporsi – che due pronunce giurisdizionali hanno accolto il mio ricorso e e che il sostituto procuratore generale della Cassazione aveva concluso anche per l’accoglimento del mio ricorso. Mi suscita profonda amarezza pensare che, dopo trent’anni di direzione degli uffici giudiziari, il mio rapporto lavorativo sia costretto a cessare per la mancata produzione di un atto e che la Cassazione sia stata impossibilitata a pronunciarsi nel merito per poter statuire sulle conclusioni conformi mie e del procuratore generale per l’accoglimento della mia richiesta di reintegro negli uffici giudiziari. E’ mia ferma convinzione – aggiunge l’ex dirigente che ora dovrà cercare un nuovo lavoro – che ho dato al mondo giudiziario più di quanto abbia ricevuto. Ringrazio tutti i magistrati, i colleghi e gli avvocati con i quali ho avuto la fortuna di lavorare in questi trent’anni. Un particolare ringraziamento ai colleghi del giudice di pace che sono stati prima amici e dopo colleghi».
La dura decisione ministeriale (licenziamento senza preavviso) era giunta due anni fa al culmine dell'iter disciplinare innescatosi nei confronti di Carrozzini per l'inchiesta poi arrivata nelle aule giudiziarie e relativa al reato di falso ideologico (la condanna definitiva era stata di 1 anno, 5 mesi e 20 giorni di reclusione, ma con pena sospesa). Era stato ritenuto provato che in 29 dei 38 casi accertati furono redatti dei verbali falsi in cui si attestò la punzonatura – prevista dalla legge Sabattini – per i macchinari che vennero alienati nelle aziende.
Un licenziamento senza preavviso che Carrozzini aveva impugnato: una contrapposione con il Ministero finita male.
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