Suicidio di Felicino Magnani, aperte due inchieste
L’Unicredit ha denunciato un forte ammanco per operazioni riferibili all’ex direttore della filiale di Busana: si scava nella vita dell'ex sindaco di Villa Minozzo, morto il 23 marzo scorso a 50 anni
BUSANA. C’è qualcosa che non torna nel suicidio dell’ex sindaco di Villa Minozzo – il 50enne Felicino Magnani – trovato morto il 23 marzo scorso nella casa di via Galassi, a Cervarezza?
Da quanto “filtra” se lo sta chiedendo da tempo la procura, in specifico il sostituto procuratore Giacomo Forte, anche alla luce di quanto è accaduto dopo il macabro rinvenimento. Nei giorni successivi, infatti, c’è stata una “mossa” che ha a che fare con il mondo bancario. Magnani era direttore delle filiali Unicredit di Busana e Cervarezza: ebbene proprio l’Unicredit ha presentato una denuncia, in cui chiede accertamenti su un rilevante ammanco creatosi con alcune operazioni bancarie che sarebbero riferibili proprio al direttore Magnani.[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11113187:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/03/24/news/e-morto-l-ex-sindaco-di-villa-minozzo-1.11113187]]
Una denuncia che ha spinto il pm Forte ad accostare al fascicolo già aperto di routine per il suicidio (senza ipotesi di reato e senza indagati), una seconda inchiesta (al momento senza indagati), ma stavolta con delineata un’ipotesi di imputazione: appropriazione indebita. Se il suicidio in sè non lascerebbe dubbi quanto alla dinamica, anche la morte del reo ha già spazzato via la posizione di Magnani dalla seconda inchiesta.
Restano invece completamente in piedi gli accertamenti su quelle operazioni bancarie che – per l’Unicredit – hanno portato al considerevole ammanco. Chi indaga vuole infatti capire innanzitutto se vi sia un concreto collegamento fra la denuncia dell’Unicredit e i trasferimenti di denaro fatti dal direttore. Poi, nel caso ciò venga provato, si passerebbe al secondo “passaggio” di questa delicata inchiesta, cioè capire se da queste operazioni si sia avvantaggiato qualcuno e perché abbia incamerato dei quattrini.
L’operato di Magnani sarebbe già stato nel mirino della banca (era in corso un’indagine interna) prima che la facesse finita, ma sino al tragico 23 marzo quegli accertamenti dell’istituto di credito non avrebbero portato ad alcuna segnalazione. Poi il cambio di marcia e l’Unicredit che fa denuncia.
Vi sarebbe al momento un grosso dubbio che aleggia fra gli inquirenti, cioè che Magnani potesse essere sotto pressione (era ricattato?) e qualcuno lo possa aver costretto a fare quelle operazioni in banca.
Un particolare non da poco quest’ultimo, perché se emergessero effettivamente concrete pressioni, ciò potrebbe far cambiare anche il destino del primo fascicolo, con un’inquietante ipotesi di reato: istigazione al suicidio. Proprio per tutta questa serie di ragioni chi indaga avrebbe cercato di ricostruire (dalle parole di chi lo conosceva bene) a trecentossesanta gradi la vita di Magnani: lavoro, sentimenti, legami politici, frequentazioni di una persona brillante e sorridente che però – secondo alcune testimonianze – si era parecchio incupita negli ultimi tempi.
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