Gazzetta di Reggio

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Grano contaminato, via alla perizia

di Elisa Pederzoli
Grano contaminato, via alla perizia

L’incarico a due massimi esperti: analizzeranno le granaglie sequestrate. Sotto accusa trasporto misto alimenti e rifiuti

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REGGIO EMILIA. Un incarico a due massimi esperti in contamizione degli alimenti. E’ il prossimo passo dell’indagine “Grano sicuro” condotta dal Corpo Forestale dello Stato di Reggio e coordinata dal sostituto procuratore Valentina Salvi, che ha permesso di scoprire come il trasporto di grano in Italia dall’estero avvenisse su carichi utilizzati anche per il trasporto di rifiuti pericolosi. Una pratica non solo vietata, ma potenzialmente rischiosa per la salute delle persone.

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Sono 37 gli autotrasportatori, prevalentemente stranieri, e 31 le aziende di trasporto (nessuna reggiana) finite nel registro degli indagati. Tra le ipotesi di reato c’è anche quella di adulterazione, un reato di pericolo che ha portato al sequestro di mille quintali di grano da numerose aziende molitorie del nord Italia, alcune anche della provincia di Reggio. E’ su questi che nei prossimi giorni, dopo l’affidamento dell’incarico a due docenti dell'Università di Modena e Reggio, verranno eseguiti esami per l’elaborazione di una relazione tecnica che dovrà chiarire che conseguenze ha avuto sulla salubrità viaggiare su mezzi ritenuti contaminati.

Le indagini, intanto, proseguono. E il primo dato che emerge è che di queste 31 aziende di trasporto finite nei guai, addirittura 28 erano completamente non in regola: non esiste infatti alcuna Scia, il documento obbligatorio per attività svolta nel settore merciologico alimentare. Tale incartamento non deve obbligatoriamente essere presente sul mezzo, ma tuttavia deve esistere: gli accertamenti dei Forestali hanno accertato che per la quasi totalità delle aziende di trasporto finite nei guai questo, invece, non esisteva affatto. Un particolare che la dice lunga sulla “giungla” che troppo spesso imperversa nei trasporti, alla faccia di chi invece rispettando le regole rischia di non essere più concorrenziale per il mercato.

Gli investigatori del Nipaf di Reggio e dell’Anticrimine di Bologna ora stanno esaminando una imponentissima mole di carte: quella relativa agli ultimi due anni e mezzo di viaggi delle aziende indagate. La più “piccola”, per così dire, conta qualcosa come 18mila viaggi. Sotto la lente ci sono i viaggi di andata e ritorno dello stesso periodo, per vedere cosa trasportavano all'arrivo in Italia e con cosa se ne andavano: grano verso il nostro paese, rifiuti pericolosi (come l’amianto) verso l’estero. Accertamenti documentali complessi, che però ora potrebbero arrivare a una felice svolta: dopo la grande eco che l'inchiesta ha avuto non solo a livello italiano, ma europeo, finalmente le ambasciate dei Paesi coinvolti - Austria e Germania in primis - si sono rese disponibili, attraverso l'interpool, a collaborare per il reperimento di tutti i documenti che servono alle indagini. Era stato il comandante regionale della Forestale, il generale Giuseppe Giove, a non fare mistero circa le difficoltà incontrate per l'iniziale e prolungata scarsa collaborazione con gli enti europei coinvolti.

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