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I nativi digitali stregano anche Reggio Children

di Massimo Sesena
I nativi digitali stregano anche Reggio Children

Per la prima volta i volontari di Coderdojo in cattedra al Centro Malaguzzi, con le loro lezioni d’informatica per un’affollata e entusiasta classe di under 13

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REGGIO EMILIA. Se mai era esistito, il tabù è stato spazzato via ieri: i volontari digitali del Coderdojo hanno conquistato - per un giorno anche fisicamente - uno dei templi della pedagogia moderna. Dopo aver riempito palestre e altri spazi in giro per la provincia con le loro “lezioni-gioco”, i mentor reggiani - che da tre anni a questa parte spendono il loro tempo libero per insegnare ai bambini a programmare giochi sul computer - ieri hanno riempito il Centro Internazionale Loris Malaguzzi. Sotto gli occhi - tra il soddisfatto e l’entusiasta di Paola Cagliari, presidente dell’Istituzione nidi e scuole dell’infanzia - hanno mostrato cosa si può fare dando semplicemente spazio ai più piccoli. Utilizzando un pc o un tablet non come una sorta di baby sitter, ma piuttosto come lo strumento per dar spazio alle intuizioni dei piccoli. Giuste o sbagliate che siano, perché è bello anche sbagliare (forse lo diceva persino Malaguzzi). Perché il Coderdojo ti insegna a non prevaricare, semmai ad aiutare chi ti sta a fianco: non a caso il Coderdojo, oggi movimento planetario, nasce in Irlanda per combattere discriminazioni e bullismo tra i ragazzi.

Al di là delle buone pratiche, c’è davvero del buono nel lavoro dei mentor del Coderdojo reggiano. E lo ha capito per prima l’assessore all’agenda digitale del Comune Valeria Montanari, una dei principali artefici di questo incontro, suggellato ieri anche da un momento di confronto con i genitori dei bimbi che in questi anni hanno preso parte ai Coderdojo in provincia. Del resto, è una spinta che arriva proprio da loro, dai genitori che chiedono alla scuola un’opera di alfabetizzazione digitale, magari che parta dall’approccio dei Coderdojo, che poi non sono per nulla lontani dal pensiero pedagogico che fu del padre del Reggio Approach.

«Finalmente si parla della rete come di una opportunità educativa» ha commentato su twitter la reggianissima Liuba Soncini, digital Champion nella vicina Modena.

Tra i relatori anche il docente dell’Università di Bologna Augusto Valeriani che ha sottolineato come questo processo di apprendimento che coinvolge mentor e piccoli coder in erba faccia benissimo anche agli adulti, perché al di là delle convenzioni linguistiche, «nessuno - ha detto - nasce digitale, così come nessuno nasce cittadino».

Di certo, ieri, al Malaguzzi - come spesso accade in quel luogo - qualcosa di buono che era già nato, ha preso a camminare più spedito.

massimosesena

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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