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«Il lavoro per contrastare la fuga»

«Il lavoro per contrastare la fuga»

Manghi, presidente della Provincia, sul rapporto della Camera di commercio

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REGGIO EMILIA. «Diecimila reggiani andati all’estero? Il fenomeno non è solo reggiano. È l’Italia che fatica e che sta cercando di raccapezzarsi per tornare di nuovo un Paese competitivo. Di certo investire in formazione vuol dire investire in civiltà. Ora bisogna creare le condizioni per rendere il mercato del lavoro ricettivo». Così il presidente della Provincia, Giammaria Manghi, commenta il dato del Rapporto 2015 sulla coesione sociale presentato dall’osservatorio della Camera di commercio. Dal 2007 al 2013, sono quasi 10.500 i reggiani che sono fuggiti dal nostro territorio: un’emorragia di risorse umane ed economiche, costate almeno un miliardo di euro in formazione, disperso insieme alla fuga dei cervelli.

«Il punto da cui partire è il lavoro – afferma Manghi commentando i numeri del rapporto – ora si fa fatica a trovarlo anche da noi. Bisogna ripartire da lì, creando le condizioni di un collegamento stretto tra il mondo della formazione e quello del lavoro. O si ridà condizione alle imprese per operare o non si fanno più assunzioni». Secondo il presidente della Provincia, tuttavia, in relazione al fenomeno della fuga è da tener presente anche il fatto che «oggi, rispetto al passato, la gente si sposta di più: questa è la stagione della mobilità internazionale e non c’è più il tabù di doversi spostare per cercare altrove condizioni di vita diverse e più decorose».

Movimenti che ora interessano anche gli immigrati, anch’essi diminuiti del 2,5%, per la prima volta dopo 27 anni.

«È vero - aggiunge Manghi – gli stessi immigrati ora si spostano in altri Paesi, uscendo dall’Italia. Non credo però che nel resto dell’Europa le cose vadano molto meglio».

Ma, capovolgendo i termini della questione, perché i reggiani dovrebbero restare qui? «Penso ai cinquant’anni dell’ospedale Santa Maria, con la visita al CoRe che ormai va verso la conclusione. E l’esempio dell’ennesimo segno che, fra servizi e sanità, siamo ancora una realtà che dà garanzie di vita dignitosa, con un’attenzione alle persona straordinarie. Io credo che Reggio Emilia ha da sempre un basso profilo, forse anche un po’ troppo. Invece sono in corso opere, azioni e progetti di una rilevanza assoluta, con un’offerta di primo livello. Personalmente quando vado all’estero e penso che sono emiliano, mi accorgo di essere stato fortunato: le caratteristiche positive del nostro territorio sono ancora decisamente molto attuali». (e.spa.)

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