Gazzetta di Reggio

Reggio

«Il mio ex mi perseguita fra foto e sgarbi in ditta»

di Tiziano Soresina

Poviglio: l’ex moglie accusa l’uomo di stalking, in aula il suo angosciante racconto «I problemi da quando ci siamo separati e lui è stato estromesso dall’azienda»

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POVIGLIO. Due cinquantenni povigliesi, non più marito e moglie, sono da tempo ai ferri corti: lei è un’imprenditrice che si sente perseguitata dall’ex coniuge, in una sorta di “assedio” finito in una trentina di denunce ed ora approdato in un’aula del tribunale di Reggio.

Lui – che nega – è accusato di stalking e in questa prima udienza non c’è, probabilmente per non incontrare l’ex moglie costituitasi parte civile tramite l’avvocato Liborio Cataliotti (sostituito in udienza dal collega di studio Costantino Diana) e che deve testimoniare davanti al giudice Dario De Luca. E’ un racconto che per tanti versi lascia a bocca aperta. Dopo la separazione nel 2006 e l’estromissione da socio dell’ex marito dall’azienda, cominciano – spiega angosciata la donna – i problemi, anche perché lui continua ad abitare sopra la ditta. E’ l’inizio della descrizione di una vera e propria ossessione, perché l’ex moglie non si capacita del perché venga fotografata centinaia di volte dall’uomo con cui ha chiuso la relazione ma da cui, comunque, ha avuto un figlio (ora maggiorenne). Scatti a ripetizione che poi verranno confermati – in udienza – da altri testimoni.

Appostamenti con la macchina fotografica sopra l’azienda che riguardano anche clienti e fornitori della ditta. Qui il motivo, per la donna, è più comprensibile. «Fra noi vi sono ruggini economiche legate proprio all’azienda – dice – e da quel che ho poi saputo lui ha cercato di gettare discredito sull’attività, contattando chi ha a che fare con la mia ditta, anche in banca». Sempre secondo l’ex moglie avrebbe anche svuotato la cassetta della posta dell’azienda, arrivando anche a riempirla di terra. Peccato che la donna abbia piazzato delle telecamere nei pressi della cassetta della posta, filmando quei raid.

Sempre per rendere dura la vita dell’azienda dell’ex moglie, il cinquantenne sarebbe giunto anche ad “operare” sulla caldaia, mettendo al freddo la ditta in inverno ed alzando la temperatura a livelli insopportabili in estate.

«Forse registra anche le telefonate – ha rimarcato sempre l’ex moglie in aula – perché in più occasioni mi sono accorta che sapeva troppe cose e non mi spiegavo il perché».

Il racconto della donna spazia dal 2010 sino al 2012 «ma mi ha perseguitato – ha aggiunto – fino all’anno scorso». In settembre riprenderà il processo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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