Gazzetta di Reggio

Reggio

No ai tagli, Poste bloccate per un giorno

di Luciano Salsi
No ai tagli, Poste bloccate per un giorno

Più di trecento dipendenti hanno incrociato le braccia contro la chiusura degli uffici e il piano di riorganizzazione

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REGGIO EMILIA. Ha avuto successo lo sciopero regionale delle Poste proclamato dai sindacati Slc-Cgil e Uilposte. Ieri nella nostra provincia la protesta ha determinato la chiusura di 28 uffici postali e il funzionamento a regime ridotto di un’altra trentina su un totale di 95. In città è rimasto aperto per precettazione l'ufficio di Reggio Emilia centro in via don Andreoli, ma era chiuso quello vicino al Tribunale (Reggio Emilia 3), ed erano solo parzialmente funzionanti l’1 (viale Timavo) e il 2 (piazzale Marconi). La corrispondenza non è stata consegnata nel 20% delle zone di recapito, che sono 350.

Più di trecento dipendenti su 870 hanno incrociato le braccia. Le motivazioni dello sciopero sono state illustrate verso mezzogiorno al Prefetto da una delegazione sindacale composta da Mirco Pellati (Slc-Cgil), Giuseppe Favozzi (Uilposte), Ciro Silimbri, Lucia Paparella, Maurizio Fontanesi e Giuseppe Branca della Rappresentanza sindacale unitaria. Cgil e Uil contestano il piano di riorganizzazione presentato dall’ad di Poste, Francesco Caio, che a loro avviso avrebbe negative ripercussioni sul servizio reso alla cittadinanza. In effetti si prospetta la chiusura di altri due uffici, quelli di Rondinara a Scandiano e di Casoni a Luzzara, mentre aprirebbero a giorni alterni quelli di sei località di montagna, fra cui Sologno, Gazzano e Cinquecerri.

«Il provvedimento – rileva Pellati – sarebbe già divenuto operativo se i sindaci non si fossero opposti determinandone il congelamento per due mesi, fino alla fine di giugno. Ma è l’intero sistema delle Poste che viene minacciato da questa riorganizzazione. Perciò abbiamo aperto con la direzione regionale il conflitto di lavoro che prevede anche il blocco del lavoro straordinario per un mese. Durante l'incontro in Prefettura abbiamo manifestato forte preoccupazione per il piano di privatizzazione, che riguarda più del 40% del capitale, e per l’intenzione di consegnare la corrispondenza a giorni alterni. C'è il rischio che il Paese perda un proprio asset fondamentale. Intanto nella nostra provincia s'è perso un centinaio di posti di lavoro in due anni e i dipendenti sono costretti ad usare mezzi di trasporto e strumenti informatici obsoleti con scarsa manutenzione».

Fino al 1998 le Poste erano un'azienda di diritto pubblico. Poi sono diventate una società per azioni detenuta dal ministero del Tesoro, le cui quote possono essere cedute a privati.

Nel 2013 hanno subito una radicale cura di dimagrimento, che ha portato alla diminuzione del personale e alla chiusura degli uffici considerati antieconomici perché situati in frazioni di poche centinaia di abitanti, fra cui, nella nostra provincia, quelli di Gazzano, Gatta, Trinità, Montalto e Pecorile.

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