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Rifiuti, Iren vincolata a una società in odore di 'ndrangheta

Rifiuti, Iren vincolata a una società in odore di 'ndrangheta

La multiutility detiene il 25% della Fata Morgana di Reggio Calabria, finita nel mirino dell'antimafia. Il M5s chiede di cedere la quota. Iren: "Impossibile a causa della procedura di fallimento"

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REGGIO EMILIA  E’ saltata lunedì sera in sala Tricolore per l’assenza giustificata del sindaco Luca Vecchia (poi arrivato a lavori iniziati) la risposta all’interpellanza del consigliere M5S Paola Soragni sulla società Fata Morgana e dei suoi rapporti con Iren. La consigliera “grillina” che poneva alcune domande, riprendeva il testo dell’interrogazione presentata alla Camera dall’onorevole Maria Edera Spadoni il 15 maggio scorso.

Nell’interrogazione della parlamentare reggiana si chiedono lumi sulla società “Fata Morgana” di Reggio Calabria (in liquidazione dal 2011) e specializzata nella raccolta rifiuti. Nella società che ha operato nella Locride nel 2000 era presente anche Enia (poi confluita in Iren Emilia che detiene ancora il 25% del capitale sociale). Nell’interrogazione in sala Tricolore in particolare si chiede che Iren Emilia liquidi la propria partecipazione dalla società Fata Morgana che nel frattempo è finita sotto osservazione dalla Dda. Dalle carte dall’inchiesta calabrese sono spuntate intercettazioni del responsabile tecnico di Fata Morgana (nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia) con quello che gli inquirenti considerano il boss mafioso di Siderno. Una situazione che per i M5S è insostenibile

Iren risponde da parte sua annunciando che aveva iniziato l'operazione di dismissione delle quote della società calabrese in odore di 'ndrangheta, ma l'operazione si è interrotta nel 2012 a causa del fallimento della stessa società. Lo puntualizza la multiutility, che sottolinea di aver ricevuto la partecipazione attraverso la ex municipalizzata reggiana Agac (poi divenuta Enia e infine Iren)

In dettaglio Iren spiega che l'iniziativa dell'allora Agac di intrecciare rapporti con la società reggina avvenne in un momento particolare, in quanto «in quel periodo vaste aree della regione calabrese si trovavano in piena emergenza rifiuti (tant'è che il governo nominò un commissario straordinario)». Per «farvi fronte - viene poi ricordato - alle principali municipalizzate nazionali venne espressamente richiesto di contribuire a dar vita a società miste (ne vennero costituite nove, con il 51% delle azioni in mano ai comuni e la parte restante riservata alle medesime municipalizzate) con il compito precipuo di mettere a disposizione le proprie competenze tecniche ed il proprio know how».

In quel contesto «Agac accettò l'invio e prese parte alla nascita di due società, tra cui, per l'appunto, Fata Morgana». Tuttavia, evidenzia Iren, «passata la fase di emergenza, Agac prima e Enia poi decisero di intraprendere una progressiva cessione di quote azionarie». Ma «il percorso di completa dismissione con l'uscita definitiva da Fata Morgana, si è necessariamente interrotto nell'anno 2012, a seguito della procedura di scioglimento per fallimento».
 

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