Gazzetta di Reggio

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Commercio, si salvano solo gli ambulanti

di Luciano Salsi
Commercio, si salvano solo gli ambulanti

I negozi continuano a chiudere ma a Reggio, prima in regione, aumenta notevolmente il volume d’affari nei mercati

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REGGIO EMILIA. Si salvano soltanto gli ambulanti. Gli altri esercizi anche nella nostra provincia continuano a risentire della crisi che infierisce ancora sul commercio, mentre l'industria e l'artigianato mostrano qualche timido segnale di ripresa, soprattutto sul versante delle esportazioni.

E' la diagnosi impietosa dell'osservatorio regionale di Confesercenti, che si basa sull'anagrafe delle imprese per evidenziare il protrarsi di una recessione che nel 2014 ha fatto regredire il commercio reggiano nella misura del meno 3,7%. In generale la nostra provincia riflette la negatività del complessivo quadro regionale.

Nei primi quattro mesi del 2015 il numero delle imprese di commercio al dettaglio è calato di 77 unità. Tale è risultata la differenza fra le cessazioni (121, di cui 12 nel settore alimentare) e le nuove iscrizioni (44, di cui 4 nel settore alimentare). Il totale delle imprese registrate alla data del 30 aprile scorso è calato così a 3.816, di cui 460 operanti nella distribuzione alimentare.

Sono in controtendenza gli ambulanti. Alla fine del mese scorso se ne contavano 904, cinque in più rispetto al 31 dicembre 2014. In quest'ambito, infatti, le nuove entrate (23) hanno superato le uscite (18), mentre nel resto dell'Emilia-Romagna soltanto Modena ha un saldo a malapena positivo (più uno) e tutte le altre province sono in rosso, dal meno 32 di Bologna al meno 16 di Rimini, al meno 14 di Ferrara e al meno 5 di Parma.

«Gli ambulanti - commenta Roger Ganassi, direttore provinciale di Confesercenti - hanno cercato di riqualificare le loro attività per offrirle alla clientela in modo più moderno e migliorare l'offerta merceologica. Probabilmente si sono giovati anche dell'associazionismo. Da sei anni, infatti, opera con successo il Comre, il consorzio degli operatori dei mercati reggiani, che ha contribuito ad ampliare i luoghi d'interesse favorendo la nascita di nuove iniziative di quartiere e di zona».

D'altra parte è proprio la diminuita capacità di spesa che orienta i consumatori verso le bancarelle, che vendono a prezzi contenuti. «La crisi dei consumi - ammette Ganassi - è diffusa e colpisce ormai anche il settore dell'elettronica e informatica, che fino al 2013 sembrava anticiclico».

Nell'insieme dell'Emilia-Romagna il calo è generalizzato. Anche il commercio ambulante subisce una flessione di 71 imprese (253 cessazioni contro 182 iscrizioni). I negozi al dettaglio sono diminuiti di ben 617 unità (1192 meno 575), i distributori di carburanti di 45 (56 meno 11), gli edicolanti di 25 (41 meno 16) e gli intermediari del commercio di 245 (883 meno 638). Nel commercio al dettaglio Bologna accusa la maggiore contrazione (meno 127 imprese) insieme a Modena (meno 85).

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