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Mercati ambulanti: a Reggio sono 206 i banchi autorizzati

di Luciano Salsi
Mercati ambulanti: a Reggio sono 206 i banchi autorizzati

L’assessore Maramotti: «Il nemico di questi commercianti sono gli abusivi che cerchiamo di multare con i controlli»

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REGGIO EMILIA. Alla crisi che continua a deprimere il commercio dopo averlo fatto arretrare sensibilmente per tutto il 2014, soltanto gli ambulanti tengono testa. Il mercato settimanale del martedì e del venerdì è sempre affollatissimo e gli spazi messi a disposizione dal Comune sono tutti occupati dalle bancarelle.

In totale i posteggi sono 206, di cui 130 gestiti da italiani e gli altri 76 prevalentemente da cinesi e pakistani. I 190 venditori di prodotti non alimentari sopravanzano i 16 banchi di alimentari. La maggiore concentrazione è in piazza San Prospero, dove stazionano 69 ambulanti.

Ce ne sono poi 42 in piazza Fontanesi, 40 in piazza Prampolini, 36 in piazza Martiri del 7 Luglio, 11 in via San Carlo e 8 in via Guazzatoio. Per consentire l'occupazione di uno spazio per una sola o per entrambe le giornate di mercato il Comune rilascia gratuitamente una licenza decennale, che una volta veniva pagata bene da chi subentrava prima della scadenza, mentre ora è fortemente deprezzata.

Le attuali licenze sono state rinnovate fino al 2007. Chi ne è titolare paga il Cosap, canone per l'occupazione di suolo pubblico, che è di 40 centesimi al metro quadro. Nel caso, ad esempio, di un banco esteso su 28 metri quadri, si pagano 11,20 euro al giorno, che corrispondono a 582,40 euro all'anno per una sola presenza settimanale e a 1164,80 per due presenze. In piazza San Prospero 36 posteggi sono occupati anche al lunedì, al mercoledì e al giovedì, quando la tariffa è ridotta a 28 centesimi.

Il Cosap è meno costoso nella seconda fascia urbana, che corrisponde alla prima periferia, e ancor meno nella terza, quella dei quartieri più distanti dal centro. Infine non sono soggetti a licenze ma a semplici autorizzazioni di tipo B coloro che esercitano il commercio in forma itinerante o per partecipare alle fiere.

Il mercato ambulante, dunque, è soggetto a una precisa regolamentazione e a tributi locali che non è facile evadere.

«Per mezzo della polizia municipale - chiarisce Natalia Maramotti, assessore al commercio - effettuiamo verifiche puntuali. Capita di trovare qualcuno che s'allarga oltre lo spazio concesso, ma i banchi sono facilmente controllabili. Le irregolarità più frequenti riguardano i capi d'abbigliamento usati, di cui manca, talora, l'indicazione. In quanto agli scontrini, non spetta a noi, ma alla guardia di finanza verificarne l'emissione. E' più difficile allontanare gli abusivi che stendono la merce per terra o quelli che, ad esempio, vendono fiori».

Il problema dell'abusivismo, che è sotto gli occhi di tutti, assume dimensioni preoccupanti durante le fiere. «Domenica scorsa - riferisce Ivan Pavesi, assessore al commercio di Guastalla - ne abbiamo individuati parecchi, tutti africani. E' andata ancor peggio il 25 novembre per la fiera di Santa Caterina, quando ne abbiamo contati 60. Temono il sequestro della merce, che però possiamo eseguire solamente se la troviamo stesa per terra, mentre loro sono svelti a raccoglierla. Sappiamo che arrivano in treno e vengono riforniti degli articoli con il marchio contraffatto da furgoni guidati da italiani».

Al di là dell'abusivismo, i commercianti sono contrariati dalla concorrenza che gli stranieri fanno con prodotti di minore qualità ma più economici.

«Quello dell'ambulante - obietta Natalia Maramotti - è uno di quei lavori faticosi ai quali gli stranieri sono più disponibili. Se rispettano le norme non li si può certo discriminare. In un periodo di crisi è normale che i consumatori comprino ciò che costa meno».

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