«Un piano B per l’acqua pubblica»
Sassi sulle titubanze dei sindaci della provincia: «Senza alternativa si rischia di perdere territorialità»
REGGIO EMILIA. «Avverto l’esigenza di rifocalizzare l’obiettivo politico: un bene comune per essere tutelato necessita non solo di una proprietà pubblica, ma anche di una comunità partecipe e di una territorialità. Non bisogna solo sottrarlo ad una proprietà privata speculativa, ma anche a dinamiche verticistiche: un rischio che si corre anche con le società pubbliche». All’indomani dell’assemblea che si è svolta a Cavriago sulla ripubblicizzazione dell’acqua, il vicesindaco Matteo Sassi interviene sul percorso illustrato dall’assessore, Mirko Tutino davanti ad una platea di una ottantina di persone: un passaggio nella gestione del servizio idrico da Iren ad una società a controllo pubblico, con il supporto di un pool di banche e della Cassa depositi e prestiti. Il piano è contenuto in uno studio che sarà presentato nelle prossime settimane in Sala Tricolore, sul quale Tutino ha più volte espresso parole di fiducia in termini di fattibilità. Ma su cui più di un sindaco della provincia sta mostrando perplessità per il costo che avrebbe per la propria amministrazione.
«Tutino ha svolto un lavoro straordinario. E da parte di tutta la maggioranza c’è attenzione su questo punto programmatico – avverte Sassi – ma non vorrei che guardando il dito perdessimo di vista la luna. Se Iren fosse al 100% pubblica, ad esempio, non avrei meno preoccupazione rispetto a quella che oggi è la gestione del ciclo idrico a Reggio, perché la proprietà pubblica è solo una delle condizioni per rendere l’acqua un bene effettivamente comune». Secondo il vicesindaco, allo stato attuale sarebbero infatti due le ipotesi in campo, che politicamente i sindaci dovrebbero tenere a mente: «Se non riusciamo a fare l’affidamento in house entro il 30 settembre, che resta il primo obiettivo, si dovrà decidere una gara. Se vincesse una multiutility, anche Iren, non c’è garanzia che il bacino idrico reggiano resti in mano al territorio. E questo secondo me sarebbe inaccettabile, oltre che contrario al principio referendario».
Sul percorso di ripubblicizzazione, per Sassi potrebbero pesare fattori come la crisi finanziaria degli enti locali e quelli che definisce «processi di privatizzazione legiferati dai vari governi che si sono susseguiti alla guida del paese».
Di qui, secondo il vicesindaco, la necessità di elaborare un piano alternativo allo studio di fattibilità, per far sì che anche in caso di affidamento attraverso una gara l’acqua pubblica resti in ogni caso in mano a soggetti territoriali: «Solo il principio della territorialità può sottrarre il bene comune alla speculazione – aggiunge – Bisogna cominciare a ragionare anche sull’ipotesi di una società che veda la presenza maggioritaria dei Comuni e delle istituzioni reggiane accanto ad un partner industriale. Potrebbe essere anche Iren, ma a patto che si apra una negoziazione, in modo che il territorio abbia la governance».
Per Sassi, «non esiste che mettiamo a gara il servizio senza alcuna garanzia. È chiaro che la condizione finanziaria degli enti locali è precaria, e i sindaci sono necessariamente prudenti in questa partita. Ma ci vuole anche la giusta dose di coraggio. Quindi dico che bisogna lavorare a un progetto che salvaguardi in primo luogo il territorio». (e.spa.)
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