Violentò la sorella: condannato a 2 anni
La bimba di 10 anni subì l’approccio mentre dormiva. Il fratello 19enne: «Mi vergogno, ma non fu un rapporto completo»
REGGIO EMILIA. Un atto sessuale incestuoso che pian piano verrà a galla e dilanierà la famiglia, perché di mezzo c’è una bambina di dieci anni violentata, nel sonno, dal fratello diciannovenne.
Una storia orrenda, emersa ieri in tribunale e che si rifà ad un pomeriggio di metà dicembre del 2012. Tutto avviene nella camera da letto dell’appartamento di una famiglia ghanese in via Turri: non forniremo altri particolari, perché potrebbero far identificare la vittima minorenne e la famiglia che con lei ha sofferto per questa terribile vicenda. Non siamo di fronte a un ambiente degradato. Chi ha agito ha un diploma in tasca, non è certo un bulletto anzi è sempre apparso in aula dimesso e a testa china. Ha detto in più di un’occasione di vergognarsi molto. Per il pm Stefania Pigozzi fu un rapporto sessuale vero e proprio, mentre il 19enne ricostruisce in maniera più soft quell’approccio con la sorellina. In quel pomeriggio di dicembre lui, all’improvviso, “si scalda” e non esita a sfilare le mutandine alla sorella, per approfittare di lei che poco dopo però si sveglia. Il fratello subito desiste e fugge via. La bimba ha solo 10 anni e non si rende ben conto della portata di quanto accadutole, ma la madre – a gennaio – comincia ad insospettirsi perché la figlioletta ha delle perdite di sangue. Crede che sia l’inizio del ciclo mestruale, ma la bimba le racconta molto altro. Sotto shock, la madre interroga il figlio che però nega, mentre la bambina fa lo stesso racconto alla sorella più grande che lo riferisce sempre alla mamma. E’ un fardello troppo grande da portare da sola dentro di sè e la madre si decide a riunire tutta la famiglia, informando così anche il marito della scabrosa vicenda. Il padre accusa il colpo, poi il giorno dopo reagisce con violenza nei confronti del figlio che si rifugia da un vicino di casa e chiede aiuto alla polizia. La notte del 5 febbraio 2013 – in questura – si autodenuncia (in un mix di peso sulla coscienza e timore del padre) e lascia definitivamente la casa familiare (viene accolto da uno zio dove tuttora vive). Dall’inchiesta al processo il passo non sarà eccessivamente lungo. L’avvocato difensore Mattia Fontanesi punta sul rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo) invocando la minore gravità del fatto (l’accusa è violenza sessuale aggravata dall’età infra14enne della vittima e dal legame parentale) come sostiene il suo assistito («Ho sbagliato a seguire quella pulsione, ma non l’ho violentata»), chiedendo anche le attenuanti generiche per il ragazzo che ora ha 22 anni e ha collaborato con la giustizia, allontanandosi spontaneamente dalla famiglia. In aula saranno sentite la madre e la bambina. Ieri la procura ha chiesto 4 anni di reclusione, ma il gip Antonella Pini Bentivoglio ritiene meno grave il caso, da qui la condanna a 2 anni e 2 mesi di reclusione (pena sospesa). La famiglia è distrutta, ma non ha voluto aggiungere altre tensioni e non si è costituita parte civile. La riconciliazione con il giovane è però, lontanissima, forse impossibile.
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