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Da un anno col rene donato dal fratello in vita

di Adriano Arati
Da un anno col rene donato dal fratello in vita

Bibbiano: la storia di Giovanna e Pellegrino Pattacini. Lui notò che la sorella stava peggiorando e le disse: «Ci penso io»

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BIBBIANO. Un anno esatto. Un anno passato da uno dei gesti più generosi che si possano immaginare. Donare, letteralmente, una parte di sé. Il 22 maggio 2014 è un giorno che Giovanna e Pellegrino Pattacini, fratelli originari di Bibbiano, non potranno scordare.

È la data del trapianto di un rene, donato da Pellegrino alla sorella, in condizioni sempre più serie a causa delle disfunzioni renali con cui combatteva da tanto tempo. All’ospedale Maggiore di Parma l’intervento è perfettamente riuscito, senza complicazioni successive, come conferma la buona salute odierna di entrambi. Giovanna vive a Felino di Parma, Pellegrino si divide fra il Ghiardo di Bibbiano e Carpineti, dove risiede il figlio e dove si occupa spesso dei nipotini.

Quasi tre anni fa l’uomo, ricordando l’esempio di una cugina che aveva donato un rene al proprio fratello, decide di fare la proposta a Giovanna: «Mi ero reso conto che qualcosa non andava e che mia sorella stava peggiorando. Le ho detto: non ti preoccupare, ci penso io».

Giovanna in un primo momento rifiuta; non vuole chiedere un simile sacrificio. Ma dopo un lungo lavoro di “accerchiamento” dei famigliari, si decide. E parte così il lunghissimo cammino preparatorio, medico e burocratico, per il trapianto volontario. Pellegrino fa diversi esami, fisici e psicologici, sino all’ufficializzazione in tribunale, con un atto di disposizione del rene, necessario per avere il rilascio al trapianto.

«A volte ho pensato che sia più facile donare dei soldi che una parte di sé», sorride adesso Pattacini. Il 12 maggio 2014 si va in tribunale e il 22 maggio si entra in sala operatoria, dove avvengono due interventi in contemporanea, quello di espianto e quello di trapianto, eseguiti da due équipe chirurgiche distinte. «Sono arrivata camminando e ho visto Pellegrino già sul letto, che si stava addormentando. L’ho accarezzato sulla testa e mi sono sdraiata al suo fianco», ricorda adesso Giovanna, densa di commozione.

Nel frattempo, in tanti pensavano a lei: a Felino molti amici si sono ritrovati per una notte di veglia nella chiesa parrocchiale. Adesso va tutto bene. Giovanna è tornata attiva, si occupa della propria casa e si preoccupa di Pellegrino, da buona sorella: «Vorrei solo che si prendesse più cura di sé, dopo quello che ha fatto per me».

Già, perché il donatore, nonostante l’operazione complessa, non ha aspettato molto per riprendere a muoversi, a concentrarsi su funghi, camminate e nipotini: «Uscito dall’ospedale – racconta – ho subito preso in braccio la mia nipotina, anche se i miei famigliari non volevano. E pochi giorni dopo sono andato nel bosco». Senza grandi problemi. «Mi sono sempre sentito lo stesso, solo che ora devo ricordarmi di bere acqua più spesso». La convalescenza, poi, non è stata solitaria.

Tanti amici, a Bibbiano e Carpineti, l’hanno affiancato accompagnandolo a funghi nei boschi e nei molti giri che Pattacini ha subito ripreso a fare. «Voglio ringraziare chi mi è stato vicino, dagli amici del Ghiardo, a Bibbiano, al maestro Ermes di Poiago, a Carpineti. Mi ha sempre accompagnato a funghi, si piegava anche a raccogliermeli per evitare che mi piegassi io. E grazie all’ospedale di Parma: per un anno sono sempre stato sotto la completa supervisione dei suoi medici, e mi sono trovato benissimo».

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