Gazzetta di Reggio

Reggio

È boom di startup ma i brevetti continuano a calare

di Jacopo Della Porta
È boom di startup ma i brevetti continuano a calare

Le imprese innovative iscritte a Reggio sono cinquanta Meglio di noi in regione fanno solo Modena e Bologna

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REGGIOE MILIA. La provincia reggiana è a livello nazionale una di quelle con il maggior numero di startup, le imprese ad alto contenuto tecnologico e innovativo. In Italia possono iscriversi all’apposito registro delle Camere di commercio, e godere di una serie di agevolazioni, le aziende che rispondono ad alcuni requisiti, tra i quali il fatto di non essere nate da più di 60 mesi, non distribuire utili, non fatturare più di 5 milioni e offrire prodotti e servizi ad alto contenuto innovativo e tecnologico. Le imprese iscritte a Reggio sono 50 e meglio di noi in regione fanno soltanto province molto più grandi come Bologna e Modena. Un risultato significativo, anche perché l’Emilia-Romagna in Italia è la seconda regione per questo genere d’imprese, dietro solo alla Lombardia.

Come mai un fenomeno marginale in termini quantitativi, parliamo di 4 mila imprese in Italia, suscita così tanto interesse? Prima di tutto perché le nuove imprese creano nuovi posti di lavoro, mentre quelle già esistenti in media li perdono. Inoltre le aziende ad alto contenuto tecnologico sono quanto mai necessarie per innovare i sistemi produttivi maturi come il nostro. Il fatto che nel Reggiano nascano sempre più startup è il segnale di un ecosistema favorevole, in un Paese dove il peso della burocrazia rappresenta spesso un freno per tanti aspiranti imprenditori. Tra l’altro la Città del Tricolore ospita “Reggio Emilia Innovazione”, uno dei 30 incubatori certificati a livello nazionale e costituiti per favorire la nascita di queste imprese. La presenza dell’Università di Modena e Reggio, unica in regione che nel 2014 ha aumentato gli iscritti, gioca sicuramente un ruolo importante. Nel 2014 dalle sole sedi reggiane sono usciti 1.132 laureati, di cui 158 ingegneri.

L’assessore comunale all’Agenda digitale, Valeria Montanari, riassume così alcuni dei fattori critici che hanno generato questo contesto positivo. «Reggio Emilia oggi ha un hub infrastrutturale potente come la fermata Mediopadana Alta Velocità, ha sensibilmente aumentato gli iscritti all’Università e il sistema di biblioteche cittadine vanta 950mila prestiti all'anno. La città è coperta al 100% dalla banda larga e l'ultralarga è sopra la media nazionale». L’assessore ricorda inoltre che «oggi è in atto una strategia di cultura e alfabetizzazione digitale: partiamo dai bambini e dai ragazzi, per arrivare alle famiglie, ai cittadini con maggiore debolezza sociale». Anche a Reggio però è in atto un fenomeno nazionale, che vede la diminuzione dei brevetti depositati. Nel 2014 le invenzioni e i modelli di utilità (innovazioni che migliorano qualcosa di esistente) sono stati 126, mentre erano 150 nel 2008 e 207 nel 2002. La flessione è però molto più contenuta rispetta ad altri territori. Inoltre nel 2014 il dato reggiano è stato in crescita rispetto ai due anni precedenti. Questo fenomeno è ovviamente legato alla crisi economica che sta riducendo gli investimenti in ricerca e sviluppo, un dato molto allarmante in prospettiva. A livello mondiale l’Italia è già uscita dalla top 10 dei brevetti, segno che è tutto il sistema Paese a soffrire. I brevetti non sono però l’unico parametro per giudicare la capacità innovativa di un sistema economico, dato che in Europa non sono ammessi i cosiddetti “brevetti software”: una applicazione per sistemi mobili, anche rivoluzionaria, non potrebbe essere depositata.

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