Gazzetta di Reggio

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Indagati due agenti: favorirono Cesi

di Tiziano Soresina
Indagati due agenti: favorirono Cesi

Correggio: spunta un’inchiesta parallela per una denuncia “monca”. Partito il processo: da sentire oltre cento persone

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CORREGGIO. La sorpresa che non ti aspetti non arriva dall’atteso processo con 28 capi d’imputazione al luogotenente Roberto Cesi – la causa in tribunale a Reggio è infatti partita in sordina, con l’impostazione di massima delle udienze che verranno – ma da quanto “filtra” lontano dall’aula, anche se ha parecchio a che fare con la delicata vicenda che coinvolge il sottufficiale dei carabinieri.

Si è infatti da tempo sviluppata sottotraccia un’inchiesta parallela che ha portato gli inquirenti – coordinati dal procuratore capo Giorgio Grandinetti – fino in questura, mettendo nel mirino due poliziotti (un uomo e una donna) con accuse pesanti: concussione, falso per soppressione e favoreggiamento. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, tutto parte nel novembre 2011 a Correggio, quando Elena Bigi si era recata in caserma per denunciare una vicina di casa per atti persecutori, ma sarebbe stata dissuasa proprio da Cesi a presentare la querela.

Ma la donna non è convinta di quella rinuncia e si reca in questura a Reggio e formalizza la denuncia, inserendo anche l’atteggiamento dissuasorio dell’allora comandante di Correggio. Giorni dopo la Bigi viene richiamata in questura e i due poliziotti ora indagati l’avrebbero convinta a lasciar perdere relativamente al “passaggio” su Cesi e la precedente denuncia viene sostituita da una nuova “monca”, in cui non si fa riferimento a quanto accaduto in caserma a Correggio. Tutto ciò sarebbe poi venuto a galla quando più avanti entra nel vivo l’inchiesta del colonnello dei carabinieri Vittorio Boccia su Cesi e il fascicolo sui due poliziotti ne diventerà una “costola” ora in chiusura e, quindi, con un processo in vista. Sempre da quanto “trapela” i due poliziotti sono rimasti in servizio e replicano, negando, alle accuse.

Ritornando al processo partito ieri mattina, erano presenti l’imputato (elegante e tutto sommato tranquillo a fianco del suo difensore romano Giuseppe Rossodivita) e una quindicina fra parti lese e testimoni. L’accusa è rappresentata dal procuratore capo Giorgio Grandinetti e dal pm Giacomo Forte. La Corte – presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Alessandra Cardarelli e Dario De Luca – ha più che altro fissato le prossime sette udienze e si partirà con quella del 10 giugno che verterà unicamente sulla testimonianza certamente complessa, vista la serie di reati contestati (abuso d’ufficio, concussione, peculato, omessa denuncia, minacce violenza privata e falsità ideologica), da parte del colonnello Boccia. Come previsto, imponente il numero di testimoni che verranno sentiti, ben oltre quota cento. Dopo circa un’ora l’udienza termina.

Il luogotenente Cesi, davanti ai taccuini, si limita ad una sola frase: «Quello che ho da dire lo dirò in aula». Non è un grido di battaglia, ma ci si avvicina parecchio.

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