«Per salvare le Fiere bisogna trovare accordi con Milano»
REGGIO EMILIA. Mentre le fiere sono avviate verso quello che sembra un destino inesorabile, la chiusura entro la fine anno e la vendita all’asta dell’area, Confcommercio rispolverare l’ipotesi di un...
REGGIO EMILIA. Mentre le fiere sono avviate verso quello che sembra un destino inesorabile, la chiusura entro la fine anno e la vendita all’asta dell’area, Confcommercio rispolverare l’ipotesi di un possibile accordo con le fiere di Milano, di cui si è parlato molto, ma che non è mai diventato concreto.
L’associazione di categoria chiede di mantenere in vita la società che organizza gli eventi a Mancasale, in vista di un possibile salvataggio o almeno per tutelare per un altro po’ di mesi l’indotto che gravita intorno a via Filangieri. «E’ importante guadagnare tempo - spiega la presidente Donatella Prampolini - per cercare possibili interlocutori interessati a proseguire l’attività, come ad esempio le Fiere di Milano. Stiamo pur sempre parlando di un’area vicino alla fermata della Mediopadana».
Il tempo, non c’è dubbio, stringe, perché entro il 31 dicembre tutte le attività dovranno cessare, per agevolare la vendita all’asta. Inoltre la Regione non considera più strategico il polo reggiano e una volta chiusi i capannoni non potranno esser riaperti, se non con investimenti ingenti per la messa a norma. Confcommercio però è convinta che si debba perlomeno tentare una strada alternativa e annuncia che discuterà della sua proposta con il liquidatore giudiziale e le istituzioni reggiane.
«Oltre a svolgere un ruolo propulsivo e di coinvolgimento - dice Donatella Prampolini - ci impegniamo a dare il nostro contributo nell’attività di ricerca degli interlocutori». Se questa ricerca sia già in fase avanzata, e se l’interlocutore siano le fiere di Milano, al momento non è dato saperlo. Il cuore della proposta della Confcommercio è «rinegoziare l’affitto del ramo di azienda relativo all’organizzazione degli eventi e non farlo cessare entro l’anno». La presidente non crede che l’eventuale proseguimento sarebbe d’impedimento alla messa all’asta.
«Se l’acquirente fosse un ente fieristico, si troverebbe già delle attività in calendario e non potrebbe che esserne contento. Qualora l’acquirente fosse un soggetto diverso, interessato solo all’area, diventerebbe necessario un cambio di destinazione d’uso, procedimento complesso il cui iter di approvazione non si concluderebbe comunque prima di un anno».
L’affitto del ramo d’azienda per l’associazione di categoria dovrebbe essere di lungo termine, ma con la possibilità di recedere con dodici mesi di preavviso, anziché sei. «Il termine di dodici mesi diventa indispensabile per consentire la programmazione degli eventi, garantendo la continuità e l’avviamento aziendali, nell’interesse degli stessi creditori e di quella fetta cospicua dell’economia locale che ruota intorno all’indotto. Le fiere hanno sempre garantito un indotto di 18-20 milioni di euro per il territorio reggiano e dunque aveva ed ha senso ripianare debiti di 100-150mila euro prodotti dalla società che organizza gli eventi». (j.d.p.)
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