«Pensioni, serve un’operazione verità»
Soragni: «L’iniziativa dell’Inps che permette ai lavoratori di simulare la pensione futura è basata su parametri sbagliati»
REGGIO EMILIA. L’ex presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua lo aveva detto senza giri di parole: «Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale».
E così la linea adottata a lungo dall’ente, è stata quella che ai precari non si dovesse far sapere quello che in molti immaginano già, e cioè che stanno andando incontro a una pensione da fame. Con il nuovo presidente Tito Boeri la politica dell’istituto è cambiata e dal primo maggio i lavoratori sotto i 40 anni possono accedere a un servizio online, che entro il primo luglio sarà disponibile per tutti, che consente di simulare quella che sarà la pensione.
Per la Cgil reggiana però non è un vero e proprio cambio di rotta, perché ai contribuenti verrebbe raccontato solo in parte come stanno le cose. Rino Soragni, responsabile previdenza della Cgil di Reggio, spiega perché le simulazioni rischiano di discostarsi dalla realtà. «Le previsioni che il sistema restituisce sono ottimistiche, una sorta di miraggio che sovrastima l’entità delle pensioni che godranno chi lavora a tempo indeterminato e in particolare i precari».
La causa di questa distorsione, per il sindacato, risiede nei parametri adottati dal simulatore.
«Il modello tiene in considerazione età, storia lavorativa e retribuzione - spiega Soragni -. Poi proietta questo dato nel futuro, secondo uno scenario dove il lavoratore è sempre occupato, e quindi non ha buchi contributivi, e ha una retribuzione che cresce del 3% annuo. Inoltre considera che il montante, cioè il totale dei contributi versati, si rivaluti ogni anno dell’1,5%, perché stimano che questa sia la crescita media del Pil italiano». Tutte condizioni che non sembrano calzanti con la realtà attuale.
«Prendiamo il Pil. Dal 2000 al 2001 è cresciuto in media dello 0,3%. Negli ultimi 5 anni invece è stato negativo, per la precisione - 0,19%. Dunque al momento stimare una crescita annua dell’1.5% non è realistico. Con questo andamento non ci sarebbe alcuna rivalutazione del montante, ma addirittura, stando agli ultimi 5 anni, una diminuzione. Stesso discorso per gli stipendi, che non stanno crescendo del 3% all’anno, basti pensare che nel pubblico sono fermi da sette anni per il blocco della contrattazione».
Ad apparire un miraggio è anche l’ipotesi che il lavoratore sia occupato in modo continuativo.
«Sono scenari che forse erano esistenti negli anni ’70 - ’80, ma non certo oggi - dice Soragni -. Per questo sarebbe più corretto fornire agli utenti simulazioni basate su 2 o 3 scenari possibili, come già fanno in Svezia. In modo che il lavoratore sappia che può ricadere in una casistica, oppure in un’altra». Per il sindacato serve dunque un’informazione corretta e bisognerebbe anche fare marcia indietro rispetto ai recenti provvedimenti di aumento della tassazione dei rendimenti sul risparmio previdenziale e sul Tfr, così come anche sulla possibilità di integrare lo stipendio con quote di trattamento di fine rapporto.
«Tutte misure sbagliate, perché non incentivano il risparmio previdenziale».
In merito al dramma dei precari, «che si troveranno a 70 anni con pensioni da fame pur avendo sempre lavorato», la Cgil chiede «interventi di garanzia con meccanismi di solidarietà all’interno del sistema pensionistico o a carico della fiscalità generale».
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