Gazzetta di Reggio

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Tagli ai Comuni, i sindaci alzano la voce

di Luciano Salsi
Tagli ai Comuni, i sindaci alzano la voce

Zurlini (Anci): «Il governo vari un rating per tassare solo gli enti locali che spendono male i soldi»

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REGGIO EMILIA. Graziano Delrio, quando era presidente nazionale dell'Anci, s'era fatto più volte portavoce della protesta dei sindaci contro i tagli orizzontali imposti dagli ultimi governi, che colpiscono indiscriminatamente i comuni virtuosi e quelli che s'indebitano scialacquando il denaro pubblico o facendo di peggio.

Ma da due anni è dall'altra parte della barricata, mentre i sindaci reggiani continuano a manifestare un profondo malcontento perchè anche l'attuale governo, di cui Delrio è ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, a loro parere pratica la stessa politica nei confronti degli enti locali. Ora è Oreste Zurlini, coordinatore dell'Anci per la nostra provincia, che raccoglie la loro contestazione riassumendola in modo lapidario dopo l'assemblea dei primi cittadini reggiani tenutasi martedì a San Martino in Rio: «Non possiamo e comunque non vogliamo più pagare i debiti fatti da altri». «I comuni reggiani - riferisce Zurlini - hanno poche spese generali, molti servizi, un rapporto fra il personale e i servizi da premio Oscar e un livello d'indebitamento minimo. Un taglio orizzontale, là dove elimina uno spreco, da noi taglia sul vivo dei servizi e colpisce direttamente i cittadini». L'Anci provinciale avanza quindi una proposta alternativa: valutare i comuni per mezzo di un rating che permetta di distinguere chi merita decurtazioni e chi, invece, può acquisire la piena disponibilità delle proprie risorse. Quelli reggiani, poi, dovrebbero essere premiati per il riordino istituzionale attuato con le unioni comunali, i progetti di fusione e la piena attuazione della riforma della provincia. L'unica misura governativa apprezzata dai sindaci è l'"opportuno rinvio" della data per l'approvazione dei bilanci. Essa, però, non risolve i problemi di fondo. I comuni, infatti, denunciano la perdurante incertezza sulle risorse che saranno messe a loro disposizione. Perciò chiedono che siano loro garantite almeno quelle stanziate l'anno scorso. In quanto all'odiatissimo patto di stabilità, si dovrebbero sottrarre ad ogni vincolo gli investimenti per l'edilizia scolastica e la sicurezza del territorio. I sindaci rifiutano, inoltre, le riduzioni del personale imposte dall'alto e rivendicano l'autonomia nell'organizzare e gestire i servizi, in particolare quelli educativi e sociali. Infine i comuni mettono in discussione la "local tax". Va bene, a loro avviso, superare l'attuale caos di imposte e aliquote locali. Tuttavia la "local tax" dovrebbe essere "sostitutiva e non aggiuntiva di altre" e compensare, assorbendola, l'aliquota comunale Irpef. Altrimenti i cittadini subirebbero un ulteriore aggravio della tassazione.

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