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«Fiere, Milano non aveva interesse»

«Fiere, Milano non aveva interesse»

Vecchi, Manghi e Landi sull’ipotesi tornata alla ribalta dopo l’annuncio di Confcommercio: «È una strada già tentata»

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REGGIO EMILIA. «I soci pubblici hanno non solo già percorso le strade indicate, ma anche diligentemente esperito, nelle opportune sedi e con gli interlocutori preposti, ogni strada possibile e continuano ad agire per ridurre al massimo l’impatto economico derivante dalla procedura concorsuale in cui Reggio Emilia Fiere spa è coinvolta». Dicono di confermare disponibilità a valutare «ogni possibile ed ulteriore interlocuzione di natura propositiva», auspicando che «le nostre proposte possano essere valutate come compatibili con l'interesse della città, degli espositori e dei creditori». Nello stesso tempo, tuttavia, ripercorrono le tortuose tappe che hanno portato le Fiere fino a questo punto. Così il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Provincia, Giammaria Manghi e il presidente della Camera di Commercio, Stefano Landi, intervengono sul dibattito rilanciato nei giorni scorsi sul destino delle Fiere, tornata sotto i riflettori dopo la proposta di Confcommercio di ritentare un accordo con le Fiere di Milano.

Un’ipotesi a lungo presa in considerazione nei mesi scorsi, in alternativa a quella di un salvataggio “regionale”. Entrambe le possibilità sono poi naufragate, lasciando il polo fieristico sulla strada della chiusura entro il 31 dicembre, quando tutte le attività dovranno cessare per agevolare la vendita all’asta. Da Confcommercio, tuttavia, hanno annunciato di voler riproporre la questione milanese al liquidatore giudiziale, puntando sulla rinegoziazione dell’affitto del ramo d’azienda relativo all’organizzazione degli eventi. Un intervento che ha trovato il favore della Cgil e del segretario cittadino Pd, Mauro Vicini, sul quale anche i soci pubblici mostrano disponibilità, sebbene ricordino come tutti i percorsi intrapresi finora si siano rilevati impraticabili.

Non solo la proposta alternativa presentata al Tribunale, che prevedeva titoli e liquidità per venti milioni di euro, «non percorribile perchè non in linea con le attuali limitate disponibilità finanziarie degli enti». Ma anche la stessa trattativa milanese, «riavviata circa sei mesi fa riscontrando assenza di interesse nei confronti del nostro polo fieristico», spiegano Vecchi, Manghi e Landi, ricordando anche gli incontri con la Regione per valutare ipotesi di aggregazioni. Quanto alla procedura concorsuale, «si sono tenuti più incontri per valutare la prosecuzione del contratto di affitto d’azienda con FieREmilia srl, ottenuta fino al 31 dicembre, poi ulteriori proroghe; in particolare, nel corso dell’ultima assemblea dei soci del 28 aprile scorso, Camera di commercio, Comune e Provincia hanno, congiuntamente, nominato il dottor Mondadori quale liquidatore sociale di Reggio Emilia Fiere spa con il mandato di esplorare ogni possibilità di prosecuzione dell’attività espositiva. Tali richieste sono state indirizzate anche al liquidatore giudiziale avvocato Tiziana Volta, cui è stato chiesto, nelle more delle vendite immobiliari previste dal concordato preventivo omologato, di consentire la prosecuzione dell’attività da parte di FieREmilia srl».

I soci pubblici ricordano che «si erano impegnati a valutare anche di poter sostenere essi stessi eventuali penali relative all’interruzione dell’attività causata dalla cessione dei beni immobiliari». Quanto all’auspicio dell’arrivo di un privato, «il percorso di programmazione urbanistica, che l’eventuale acquirente dovrà concordare con Comune e Provincia per cambiare la destinazione delle aree e dei fabbricati, prevede un iter complesso e condiviso, durante il quale non sarebbe possibile esercitare alcuna altra attività rispetto a quella fieristica. Qualsiasi auspicato interesse privato dovrà collimare con l’interesse pubblico degli enti coinvolti. Pertanto, gli introiti derivanti dall’eventuale ed auspicata prosecuzione dell’affitto d’azienda sarebbero a vantaggio della procedura in una prima fase e del futuro acquirente fino al termine del percorso urbanistico».

Sul fronte del personale, infine, «si sta valutando, mediante lo strumento della mobilità dei dipendenti fra partecipate, eventuali collocazioni presso altre società partecipate, qualora si riscontrino compatibilità di esigenze e profili professionali adeguati ad esse».

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