Gazzetta di Reggio

Reggio

REGGIO EMILIA E LA GRANDE GUERRA

La città interventista, le campagne pacifiste

Alberto Ferraboschi
La città interventista, le campagne pacifiste

Nel 1914 e nel 1915 si susseguirono gli scontri e le manifestazioni fino a quando cattolici e socialisti non furono costretti a farsi da pace 

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REGGIO EMILIA L'inizio della guerra in Europa e la proclamazione della neutralità italiana provocarono anche a Reggio, come nel resto del paese, un aspro scontro tra favorevoli e contrari all'ingresso nel conflitto. Lo schieramento neutralista era dominato dal Partito socialista: Camillo Prampolini, sostenitore della posizione ufficiale del Psi ("né aderire né sabotare"), era nettamente ostile all'intervento, ma contrario ad azioni violente contro la guerra.

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L'etica pacifista prampoliniana tuttavia dovette fare i conti con posizioni differenti all'interno dello stesso partito; in particolare la linea legalitaria e moderata era contestata dalla corrente massimalista di Antonio Piccinini e dalla Federazione giovanile di Alberto Simonini che proponeva l'insurrezione in caso di mobilitazione. L'organizzazione socialista, fortemente radicata sul territorio, fin dall'agosto del 1914 promosse iniziative contro la guerra, conquistando la piazza alla causa neutralista: la sera del 1° agosto 1914 si svolse a Reggio un comizio "antiguerresco" mentre a Guastalla si tenne una manifestazione con oltre 4.000 persone.

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Nel frattempo si levarono le voci delle amministrazioni socialiste contro la guerra: il 30 luglio 1914 il sindaco di Reggio, Luigi Roversi, prese ufficialmente posizione contro l'intervento. Le dimostrazioni, alimentate anche dalla crisi economica si svolsero nella legalità ma non mancarono scontri verbali e tafferugli. Lo schieramento antibellicista poteva contare, almeno nei primi mesi della neutralità italiana, anche sull'appoggio di larga parte del mondo cattolico. Mancava però, sia tra i socialisti sia tra i cattolici, la volontà di fare fronte comune, per cui le masse cattoliche non scesero in piazza.

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Fin dall'agosto del 1914 il vescovo di Guastalla, Cattaneo, e il vescovo di Reggio, Brettoni, promossero celebrazioni e preghiere per la pace, esortando però a non intervenire nell'ambito pubblico. Il sentimento pacifista dei cattolici si manifestò nell'intensificazione di pratiche religiose per la pace: per l'epifania del 1915 si svolse in duomo a Reggio una solenne funzione, nel febbraio 1915 si tennero in tutte le chiese cerimonie religiose mentre il 14 maggio 1915 pellegrini si recarono al Santuario della Madonna dell'Olmo a Montecchio. Ciononostante, gradualmente prevalse la preoccupazione di dimostrare la lealtà dei cattolici allo stato nazionale.

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Del resto lo schieramento a favore dell'intervento in guerra era piuttosto eterogeneo, comprendendo forze di diverso orientamento. Fulcro del fronte interventista erano le forze liberali e nazionaliste, guidate da Vittorio Cottafavi, figura di punta del liberalismo reggiano, e dall'avvocato Sandro Cucchi, leader nazionalista. Allo schieramento interventista aderivano poi i radicali di Meuccio Ruini oltre a un influente gruppo di socialisti dissidenti e alcuni repubblicani. L'interventismo reggiano esprimeva le aspirazioni della borghesia cittadina, in particolare di alcuni circoli nazionalisti.

La mobilitazione nazionalista, animata soprattutto da studenti, rifletteva poi l'ansia delle giovani generazioni borghesi che vedevano nella guerra l'occasione per "rottamare" la vecchia politica giolittiana.
Il 20 dicembre 1914 per la commemorazione di Oberdan il composito movimento interventista si presentò alla città in modo unitario. Nell'inverno la crisi economica e il rafforzamento del movimento interventista radicalizzarono la contrapposizione tra la città nazionalista e le campagne neutraliste: tra febbraio e aprile in diversi centri della provincia si susseguirono tensioni e incidenti, con l'uccisione a Scandiano di un bracciante.

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L'episodio più grave avvenne però a Reggio Emilia la sera del 25 febbraio 1915 quando l'irredentista Cesare Battisti tenne una conferenza al teatro Ariosto a favore dell'intervento. Drammatico fu il bilancio degli scontri tra i manifestanti e le forze dell'ordine: rimasero uccisi due giovani dimostranti mentre i feriti furono una trentina. L'eccidio ebbe grande risonanza in tutto il paese e i parlamentari reggiani Prampolini e Ruini presentarono un'interrogazione.

Gli eventi luttuosi segnarono una svolta in favore dell'interventismo: i comizi e le manifestazioni contro la guerra continuarono anche nei mesi successivi ma ormai lo schieramento neutralista era sulla difensiva. Nel marzo 1915 la guerra appariva inevitabile e le amministrazioni locali decisero la creazione del "Comitato per l'organizzazione dei servizi civili nel caso di mobilitazione". In aprile il prefetto Rossi, che fino ad allora aveva tentato di arginare le intemperanze nazionaliste, fu trasferito.

Nel frattempo uscì il giornale dei gruppi nazionalisti "La Rivolta Ideale" e si organizzarono i reparti volontari del battaglione ciclisti. Nelle "radiose giornate di maggio" le scuole furono teatro di manifestazioni interventiste e di aspre contestazioni contro professori neutralisti. Il clima di tensione costrinse il prefetto a sospendere un comizio di Prampolini fissato per il 19 maggio. Dopo pochi giorni, il 24 maggio 1915, l'Italia entrava in guerra con l'Austria.
 

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