Gazzetta di Reggio

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Dalla Resistenza alla lotta alla mafia

di Martina Riccò
Dalla Resistenza alla lotta alla mafia

Gattatico, Casa Cervi ha risposto alla chiamata di Palermo a 23 anni dalla morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

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GATTATICO. «In Emilia Romagna un sistema criminale è sicuramente presente, ma questo non vuol dire che non possa essere scardinato».

È con le parole pronunciate da Margherita Asta – che nel 1985 ha perso la mamma e i fratellini nell’attentato di Pizzolungo, organizzato per uccidere il procuratore Carlo Palermo, e ora residente a Parma – che inizia il collegamento di Rai Uno con Casa Cervi. Anche Gattatico, infatti, ieri ha risposto alla chiamata di Palermo e ha partecipato alla Giornata della Legalità in occasione del 23esimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio, nelle quali sono morti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Dall’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo, fino a Gattatico, Firenze, Milano, Napoli, le voci di tutti coloro che si oppongono ai soprusi e alle ingiustizie si sono unite in un coro determinato e coraggioso e hanno cantato all’unisono che «la lotta alla mafia parte da ogni cittadino».

«Ho deciso di impegnarmi nella lotta contro la mafia nel momento in cui ho visto le fotografie della strage in cui sono morti mia mamma Barbara e i miei fratellini Giuseppe e Salvatore, che avevano solo sei anni – ha raccontato da Casa Cervi Margherita Asta –. Ricordo che al processo avevano fatto vedere una fotografia in cui si vedeva un volto, ma non sono mai riuscita a capire se appartanesse all’uno o all’altro. Da allora ho detto basta e ho lottato con tutte le mie forze per impedire che una cosa tanto atroce potesse ripetersi».

Margherita Asta ha poi iniziato a lavorare con Libera («Che – come ha sottolineato lei – ricorda tutte le vittime della mafia senza classificarle in vittime di serie A e di serie B») e di conseguenza, dopo il patto del 2010, con il Museo Cervi.

«La parte sana della società – ha infatti spiegato Margherita Asta al microfono di Rai Uno – si difende solo creando una rete, un sistema di voci che si opponga al sistema criminale formato da politici, imprenditori e mafiosi. La mafia – ha concluso – può essere scardinata solo se ognuno di noi sceglie di stare dalla parte dei diritti e della giustizia».

Resistendo, dunque. E allora diventa chiaro il motivo per cui, tra le tante città italiane che ieri si sono collegate con Palermo, Gattatico è riuscita a ritagliarsi un posto da protagonista.

«Il filo rosso tra la Resistenza e la lotta alla mafia – ha affermato Anna Bigi, figlia di Maria Cervi e nipote di Antenore, uno dei sette fratelli uccisi dai fascisti nel 1943 – è formato dall’impegno civile e dalla partecipazione. Questa casa, simbolo di coloro che sono morti e hanno lottato per combattere la dittatura fascista, è dunque anche la casa di chi, oggi, combatte contro ogni forma di illegalità, sopruso e mafia».

E anche se alla fine della giornata non è stato possibile piantare l’albero di Falcone, a causa della pioggia battente, bisogna sperare che il seme dell’antimafia, gettato al vento, cresca forte e rigoglioso.

Le centinaia di persone presenti, nel frattempo, sono state invitate a tavola davanti a un piatto di pastasciutta – antifascista e antimafiosa – fumante.

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