Donazione dell’associazione ReMaRe
REGGIO EMILIA. L'obiettivo è creare un ambito specifico dedicato ai ragazzi che, in cura sin da piccoli per malattie reumatiche, si trovano a superare il traguardo dell'adolescenza e a vedere...
REGGIO EMILIA. L'obiettivo è creare un ambito specifico dedicato ai ragazzi che, in cura sin da piccoli per malattie reumatiche, si trovano a superare il traguardo dell'adolescenza e a vedere cambiare il contesto assistenziale entro il quale sono stati seguiti per anni. È questa la sintesi del progetto per il quale l'Associazione ReMaRe (Malati Reumatici pediatrici Reggio Emilia) ha dato il proprio contributo attraverso la donazione della somma di 5 mila euro, formalizzata nei giorni scorsi dal presidente Catia Fontanesi alla presenza del direttore generale della Azienda Ospedaliera Antonella Messori, del direttore del Reparto di Pediatria Sergio Amarri, del Reparto di Reumatologia Carlo Salvarani e, naturalmente, del responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Reumatologia Pediatrica e dell'Adolescenza Alessandro de Fanti.
«Grazie alle nuove terapie e all'aumento della sopravvivenza, sono sempre più numerosi i bambini e i ragazzi che convivono con una malattia cronica - spiega il dott De Fanti -. Numerosi studi recenti hanno evidenziato la necessità di non trattare l'adolescente come un adulto, bensì come un paziente con caratteristiche e necessità del tutto peculiari».
In questa direzione va il progetto denominato Transition of care (letteralmente fase transitoria della assistenza) che ha meritato l'attenzione e il sostegno della onlus nata a Reggio nel 2013 per volontà di un gruppo di genitori di bambini affetti da patologie reumatiche. È questo il primo passo verso la istituzione di un ambulatorio di transizione, nel quale opereranno specialisti appositamente formati, che promuova la progressiva presa di coscienza del giovane paziente nell'ambito del processo terapeutico e il naturale passaggio verso servizi orientati all'adulto. «Le peculiarità dell'età adolescenziale richiedono attenzione e cure speciali - spiega il dottor de Fanti - la fase di transizione deve essere programmata e avviata intorno ai 13-14 anni e la sua durata non è uniforme. L'ottimizzazione di un percorso di transizione ha lo scopo di ridurre al minimo il numero di pazienti che smettono di curarsi a causa del vissuto di abbandono, caratteristico del giovane adulto, nel momento del distacco dalla realtà pediatrica».
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