Vecchi-Tutino, il confronto si avvicina
Mentre l’assessore, isolato in giunta, cerca consensi nell’opinione pubblica, il sindaco “marca” il consiglio comunale in attesa del confronto tra i due ai primi di giugno
REGGIO EMILIA. Da una parte un movimentismo come se non ci fosse un domani. Dall’altra, il silenzio. Ad oggi è questa l’istantanea della situazione sul tema della ripubblicizzazione dell’acqua nella nostra provincia.
Da una parte, un Mirko Tutino, assessore in Comune a Reggio, quasi incontenibile, con alle spalle - nella veste di pungolo - il Comitato referendario sull’Acqua Pubblica e una consistente parte della politica reggiana. Dall’altra, c’è un partito più silenzioso, soprattutto da quando sono disponibili i dati dello studio di fattibilità sulla creazione della società - a capitale interamente pubblico - che dovrebbe gestire il ciclo idrico al posto di Iren. Un partito silenzioso e preoccupato, di cui fa parte - manco a dirlo, per ora in silenzio - il primo cittadino di Reggio, Luca Vecchi.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11491506:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11491506:1649481320/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Quel piano non gli piace. Soprattutto sul versante della sostenibilità economica. Il debito che - acquisendo da Iren la gestione e le reti - questa Newco interamente pubblica andrebbe a contrarre (con un pool di cinque banche più la Cassa Depositi e Prestiti) finirebbe per toccare i 220 milioni di euro.
Debiti. Che andrebbero sul groppone dei soci. Che altro non sarebbero che i Comuni, che si troverebbero ogni anno a dover pagare qualcosa come 7 milioni di interessi passivi. Un’operazione insostenibile, insomma. Secondo il primo cittadino - che tuttavia, lo ribadiamo, non si è ancora espresso - ma anche secondo il vice sindaco Matteo Sassi, che invece sulla questione è già intervenuto paventando un “piano B” che preveda una società a maggioranza pubblica che tuttavia abbia al proprio interno Iren, o meglio Agac Infrastrutture, la società della galassia della multiutility che più delle altre è rimasta in questi anni ancorata al territorio d’origine.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11464600:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/reggio/cronaca/2015/05/20/news/un-piano-b-per-l-acqua-pubblica-1.11464600]]
Un compromesso, insomma, che salvi la faccia della politica che s’è spesa sul tema dell’acqua pubblica e che al tempo stesso non schiacci i Comuni sotto un pesantissimo fardello economico. Un compromesso che non piace ai referendari, aperti solo e soltanto al piano A, l’unico che oggi preveda Iren fuori per sempre dalle loro vite. Almeno per quel che riguarda la gestione del servizio idrico.
GLI SCHIERAMENTI IN GIUNTA. Invero, in giunta a Reggio non si è ancora arrivati allo scontro. E nemmeno al confronto. Si sa, per esempio, che su posizioni opposte a quelle dell’assessore Tutino, c’è quello al Bilancio, Francesco Notari, dottore commercialista al pari di Luca Vecchi.
E gli altri colleghi di giunta? Aspettano che si pronunci il sindaco.E questo avverrà, probabilmente ai primi giorni di giugno, quando lo studio di fattibilità sulla nuova società per la gestione del servizio idrico arriverà in giunta. Nel frattempo, Tutino, che in giunta sembra registrare freddezza su questo tema, cerca sostegno al di fuori.
SINDACI E SINDACATI. Con lui si sono schierati pubblicamente il parlamentare Paolo Gandolfi e la consigliera regionale Silvia Prodi. Eppoi, con lui ci sono anche alcuni sindaci: dal primo cittadino di Quattro Castella Andrea Tagliavini, a quello di Vezzano Mauro Bigi, a quello di Albinea Nico Giberti, fino al sindaco di Castelnovo Monti, Enrico Bini. Per gli altri sindaci, alla fine, sarà decisivo il pronunciamento del Comune capoluogo, che in questa partita ha in mano la golden share.
Intanto, nei giorni scorsi, Tutino non è certo rimasto alla finestra: l’assessore ha incontrato i sindacati, le associazioni agricole, ma anche il vicario del vescovo, don Alberto Nicelli: le parrocchie, all’epoca del referendum furono decisive anche a Reggio per quel risultato ancora oggi considerato storico.
E al pari di Tutino è in fase di mobilitazione continua anche il Comitato che per il prossimo 29 maggio al Parco Cervi ha chiamato a discutere di “beni comuni” e quindi di acqua pubblica nientepopodimeno che Maurizio Landini. Il reggiano leader della Fiom dialogherà con Riccardo Petrella. Ci sarà anche Tutino che però nella locandina dell’evento non è citato: «Ci andrò - dice - ma agli organizzatori ho detto di invitare il sindaco, per una questione di correttezza».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.11491523:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.11491523:1649481320/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
La carta dell’opinione pubblica, insomma, è quella che cercherà di giocare quando si siederà al tavolo con colui che lo ha chiamato in giunta e che ancora oggi lo considera «un ottimo assessore della mia giunta». Poi, subito dopo questo passaggio che - viste le premesse - non dovrebbe essere da zeroazero, toccherà alla maggioranza del consiglio comunale misurarsi su quel tema. Già, perché una volta che la giunta avrà assunto una posizione, al netto delle possibili conseguenze all’interno dello stesso esecutivo, Luca Vecchi arriverà in consiglio. E lì c’è chi non esclude, almeno in linea teorica, che il sindaco rischi.
IN CONSIGLIO. Un rischio teorico, semmai maliziosamente rafforzato dai recenti episodi di sfaldamento del gruppo (il più clamoroso su un’ordine del giorno sul Jobs Act), ma che Vecchi non sottovaluta: non a caso nei giorni scorsi il primo cittadino ha avuto incontri con alcuni consiglieri del Pd per sondare il terreno.
Al momento è difficile fare previsioni, anche perché su questo tema, non c’è stato finora alcun momento di confronto. E di questo, qualcuno, tra coloro che siedono in Sala Tricolore sui banchi del Pd, si sarebbe già lamentato. Ma tant’è: ad oggi sarebbero tre-quattro, nella maggioranza Pd/Sel i voti favorevoli al piano di Tutino, mentre gli altri sono appunto in attesa di un pronunciamento del sindaco. Oppure hanno già deciso che diranno no all’acqua pubblica.
Oggi, questi fautori del no alla nuova società senza Iren sono localizzabili nell’area renziana. E questo per un motivo molto semplice: il timore che un “divorzio” da Iren apra un altro fronte che, come un fiume carsico, da tempo scorre sottotraccia, quello della revisione, in termimini chiaramente critici, di alcuni aspetti della passata giunta Delrio. A cominciare dalla nascita di Iren.
Fin qui la maggioranza. Poi occorrerà vedere come si comporteranno le opposizioni: mentre appare certo lo schieramento con il fronte dell’Acqua Pubblica da parte del Movimento 5 Stelle, una maggiore incertezza regna oggi sul resto delle opposizioni. Forse potrebbe votare sì il leghista Gianluca Vinci, seguito magari da Cesare Bellentani della Lista Magenta, mentre è ancora oggi difficile fare un pronostico su quale sarà il voto del gruppo del Pdl e della “civica” Rubertelli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
