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«Se mi arrestano, quando esco ti uccido»

«Se mi arrestano, quando esco ti uccido»

Le minacce di un 69enne alla moglie davanti alla polizia dopo l’ennesimo episodio di maltrattamenti in famiglia

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REGGIO EMILIA. Era già stato arrestato nel febbraio del 2014, dopo l’ennesimo episodio di maltrattamenti nei confronti della moglie e dei tre figli, tutti sposati e con prole. Poi, però, la consorte lo aveva perdonato. Ora per l'uomo – un 69enne di origine calabrese – sono scattate ancora le manette, dopo l’ennesima violenta aggressione in famiglia. Ma anche davanti alla polizia, intervenuta sul posto, non ha smesso di minacciare. «Se mi arrestano ancora, appena esco ti vengo a cercare e ti uccido» sono state le parole dell’uomo rivolte alla moglie, mentre la polizia lo portava via.

E’ una storia di maltrattamenti, di violenze e di rapporti familiari logorati quella che, domenica sera, ha richiesto l’intervento della polizia.

Secondo quanto ricostruito dagli uomini delle Volanti, intervenuti sul posto, nel giardino di casa si è registrata una prima violenta discussione, tra il nonno e la nipote. Quando la nuora si è messa in mezzo per difendere la figlia, il 69enne si è fatto violento e le avrebbe messo le mani al collo. E’ a quel punto che è intervenuta la moglie.

A quel punto, madre e figlia sono andate a rinchiudersi in auto mentre la donna è stato presa di mira dal marito: l'ha tirata per un braccio e glielo ha piegato, immobilizzandola.

Le altre parenti, allora, hanno chiesto aiuto alla polizia. Quando gli agenti sono arrivati, si sono resi conto che avevano di fronte una vecchia conoscenza. Perchè già un anno fa erano dovuti intervenire ancora per maltrattamenti e violenze in famiglia. Quella che era emersa era una storia di tensioni e botte, l’atteggiamento di un padre-padrone purtroppo incline all’abuso di alcol, che sistematicamente se la prendeva con la moglie e i tre figli e le rispettive famiglie. Insofferente, dopo aver ceduto l’attività edile ai figli e per aver perso potere. Incapace di accettare di perdere controllo sia sulla prole che sulla consorte. Fino all’episodio più violento: l’aggressione a moglie e figlio, con in pugno un coltello.

Era finita con gli arresti domiciliari in Calabria.

La moglie, però, era riuscita a perdonarlo. Era tornata in Calabria da lui, erano rimasti insieme e quando il tempo dei domiciliari era scaduto erano tornati a Reggio.

Ma la violenza, ben presto, era ripresa. Così come i litigi, le discussioni, le aggressioni. Fino all’arresto di domenica, condito di minacce e violenze anche alla presenza della polizia.

Ieri mattina l’uomo è comparso davanti al giudice Dario De Luca. Difeso dall’avvocato Fabrizio Sessa, ha sostenuto di essere stato lui a essere aggredito dai parenti. Il giudice ha così disposto il divieto di dimora in provincia di Reggio, in attesa del processo.

Il dirigente dell’Anticrimine della questura di Reggio, Alessandro Panichi, ricorda come contro la violenza sulle donne esista uno strumento di fondamentale importanza come l’ammonimento da parte del questore. «Non solo la vittima può segnalare una situazione di violenza e stalking, ma anche persone terze non in maniera anonima che ne fossero a conoscenza» spiega. Un deterrente che a volte porta a evitare conseguenze tragiche. (el.pe)

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