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pochi mesi dopo lo schianto a gualtieri

Schianto a Gualtieri, Tirelli in attesa del processo per la tragedia di Pieve

Schianto a Gualtieri, Tirelli in attesa del processo per la tragedia di Pieve

Piombò con l’auto su due donne. E' stato già condannato per l'omicidio colposo di un 20enne di Viadana

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GUALTIERI. La notizia della condanna del 40enne Massimiliano Tirelli, per l’omicidio colposo di un ventenne di Viadana, arriva quando ancora il processo a carico del gualtierese per la morte di Clara Cressoni deve cominciare. Parliamo del terribile fatto di cronaca che sconvolse la piccola comunità di Pieve Saliceto, la sera del 15 ottobre 2010, appena sei mesi dopo il tragico incidente costato la vita al 20enne Yuri Ariuna Silenzi. Dietro entrambi gli episodi la vita turbolenta e allora segnata dalla droga di Tirelli.

Quella sera il gualtierese, da qualche tempo trasferitosi a Viadana, a bordo di una Renault Clio piombò addosso alla Cressoni e all’amica e vicina di casa Rosanna Brozzi, mentre le due donne passeggiavano una accanto all’altra lungo via Ghiarone. Un’abitudine quella dei due passi insieme dopo cena che le due amiche avevano da anni e che molti altri avevano nella tranquilla frazione.

Almeno fino alla sera di quella terribile tragedia. In quel terribile impatto la Cressoni, che aveva 59 anni e viveva poco distante dal luogo dell’incidente, in via Pieve, rimase uccisa sul colpo. La Brozzi, allora 48enne anche lei residente a Pieve Saliceto, fu ricoverata all’ospedale Santa Maria Nuova in gravissime condizioni e sottoposta a un delicato intervento chirurgico per rimuovere un ematoma alla testa, rimanendo poi in coma per un lungo periodo.

Tirelli piombò con l’auto sulle due donne dopo essere sceso dall'argine, aver superato la chiesa e aver oltrepassato il piccolo dosso del passaggio a livello.

Tutta la comunità fu sconvolta dall’accaduto e si strinse alle due famiglie. Il giorno stesso del funerale della Cressoni si seppe poi che Tirelli era risultato positivo al test tossicologico. Un fatto che sconvolse ancora di più i familiari. Tanto che la figlia della defunta, Simona Bianchini, e i figli della Brozzi, Sara e Alex, si appellarono alla magistratura. «Vogliamo giustizia per le nostre madri. Quell’uomo è un pericolo e deve essere fermato».

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