Profughi, in 140 sono già spariti da Reggio Emilia
Dal marzo del 2014 ad oggi sono stati 559 i rifugiati accolti nelle strutture della nostra provincia
REGGIO EMILIA. Dal 21 marzo del 2014 ad oggi sono stati accolti nel Reggiano 559 profughi, di cui 140, soprattutto siriani ed eritrei, si sono allontanati volontariamente nei primi 10 giorni d’arrivo. Attualmente quelli rimasti sono 366, tra cui 6 minori non accompagnati e 13 donne. I profughi rimasti sono provenienti soprattutto da Gambia, Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Senegal e Guinea.
Sessanta migranti hanno ricevuto il permesso di soggiorno, e sono usciti dal programma, in quanto sono stati in grado di dimostrare che l’eventuale ritorno nel loro Paese d’origine sarebbe pericoloso. Cinque invece si sono visti rifiutare la richiesta di protezione. È quanto emerso ieri nel corso della commissione Servizi sociali, sanità e assistenza, presieduta dalla consigliera comunale Annalisa Rabitti. A rendere noti i dati è stato Luigi Codeluppi, presidente della cooperativa “Dimora d’Abramo”, che guida la Rete temporanea d’imprese che si occupa dell’accoglienza dopo aver partecipato a un bando finanziato dallo Stato e dall’Europa.
La rete d’accoglienza, alla quale collaborano L’Ovile, l’associazione Madre Teresa, il Ceis, la Papa Giovanni XXIII, e la Caritas, può contare su 40 appartamenti sul territorio reggiano e due alberghi, uno a Reggio e uno a Fabbrico.
Ai profughi, che arrivano da un centro di smistamento di Bologna, viene garantito vitto e alloggio, uno screening sanitario con l’Ausl e percorsi d’accompagnamento nella richiesta di tutela internazionale. Marco Aicardi, responsabile dell’accoglienza sostegno migranti adulti della “Dimora d’Abramo” ha parlato anche dei percorsi di professionalizzazione e dei corsi d’italiano organizzati per aiutare l’inserimento dei migranti.
L’assessore Matteo Sassi ha ringraziato le cooperative coinvolte nel progetto per aver gestito un’emergenza di questa natura, «senza che la città abbia vissuto momenti di tensione, nonostante alcuni provocatori di professione che vanno in giro con strane felpe». Sassi ha ricordato che l’arrivo dei profughi è gestito dalle prefetture, che informano le strutture del territorio con poche ore d’anticipo. Nel corso della commissione sono state sottolineate alcune criticità del programma, a partire dal fatto che non sempre i residenti sono felici di avere dei profughi come vicini di casa e pertanto è necessario lavorare per smorzare i conflitti. (j.d.p.)
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