Coopsette al tappeto, via al concordato
Passivo a quota 700 milioni di euro: il piano di rientro non tiene. Avviata una nuova procedura in attesa di un partner
REGGIO EMILIA. Coopsette naviga nella tempesta e sulla rotta tracciata per il rilancio è piazzato un iceberg formato da 700 milioni di euro di passivo. Un ostacolo insormontabile con l’attuale piano di ristrutturazione del debito, messo in soffitta ieri dopo la presentazione di una nuova richiesta per l’accesso a un concordato con riserva. Una procedura che, a differenza della precedente, rimetterà nelle mani del tribunale la valutazione del piano bis per il rientro, togliendo autonomia alla coop che è costretta a giocare sempre più in difesa per evitare di rimanere schiacciata dalla crisi di cassa, da quella industriale e delle troppe inchieste giudiziarie che la vedono coinvolta.
L’ULTIMA CHANCE. Ai giudizi penali pendenti (Tav di Firenze, resort di Campione e grattacielo di Torino su tutte), alla storica cooperativa di costruzioni di Castelnovo Sotto si sono aggiunte difficoltà nella vendita immobiliare, ritardi nei pagamenti per commesse pubbliche e fornitori in apnea pronti a tutto pur di riavere indietro i propri soldi. Per evitare l’effetto Titanic e aggirare gli ostacoli formati dalle azioni esecutive presentate da alcuni creditori per salvaguardare il patrimonio, la cooperativa è stata costretta a fare un grande balzo indietro portando i libri in tribunale come già accaduto nel 2013 e bloccando in via temporanea ogni azione ostile come previsto dal concordato. «Non avremmo voluto arrivare a questo punto ma minori vendite, ritardi nei pagamenti e inchieste hanno comunque pesato - dice telegrafico il presidente di Coopsette, Fabrizio Davoli - L’obiettivo è lavorare comunque in continuità ben consapevoli che sarà difficile e che non si potrà prescindere da nuove partnership».
DECIDONO I CREDITORI. La richiesta di accesso al concordato con riserva prevede ora la nomina da parte del tribunale di un giudice delegato e dei commissari giudiziali (commercialisti o avvocati, più d’uno vista la mole dell’operazione) con fissazione di un termine (fino a 90 giorni) entro il quale la coop dovrà presentare il piano concordatario definitivo. Saranno quindi i professionisti a vagliare la proposta di rientro, che dovrà essere avallata dal giudice e poi votata dai creditori - nodo clou dell’operazione - affinché diventi esecutiva. In caso contrario saranno dolori. La precedente ristrutturazione del debito, invece, prescindeva dal controllo del tribunale, che ora dovrà tutelare prima di tutto i creditori, col fiato sul collo della società che potrebbe vedere al ribasso le percentuali di restituzione.
DA COOP A SPA? Per poter andare avanti è necessario trovare nuovi partner. Questo significa affittare o cedere rami d’azienda, o far entrare nuovi soci invitandoli a fare affari in una newco. Dopo l’abbandono di questa opzione da parte della consorella Unieco (bloccata dai suoi stessi soci) Coopsette sta cercando altri partner. La coop non vorrebbe ripartire da una società di capitali (come fatto da Sicrea), ma il mantenimento della denominazione cooperativa non è un fatto certo. «Nel corso di questo periodo - riporta la nota - la Cooperativa potrà legittimamente continuare la propria attività e, sempre nel medesimo periodo, il pagamento delle forniture di beni e servizi che verranno effettuate sarà assicurato dalla natura prededucibile dei relativi crediti in capo ai fornitori».
LE FRECCE ALL’ARCO. In questi mesi non sono mancati i traguardi, come l’ultimazione della Tangenziale est di Milano e l’apertura della variante Porettana di Gaggio Montano. Da tempo, poi, sono in atto confronti con imprenditori del Qatar intenzionati a rilevare quote della Methis, controllata che si occupa di allestimenti per interni. Tutti filtri per scremare una massa di debiti ormai indigesta.
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