Gazzetta di Reggio

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Come in un videogame ecco la Reggio Romana

di Jacopo Della Porta
Come in un videogame ecco la Reggio Romana

Presentati ieri ai Musei gli strabilianti risultati del “Regium Lepidi Project” curato dall’archeologo reggiano Maurizio Forte della Duke University

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REGGIO EMILIA. «Reggio era una città romana importante, soprattutto nella prima età imperiale. Alcuni reperti, come i mosaici e gli scavi della cattedrale, lo facevano già diagnosticare e gli studi di questi anni lo confermano. Con il nuovo museo virtuale abbiamo restituito ai reggiani una città romana che forse non conoscevano». L’archeologo reggiano Maurizio Forte, docente alla Duke University del North Carolina, ha elaborato e coordinato il progetto “Regium@Lepidi-Project 2200”, che lascia in eredità alla città un museo virtuale che sarà inaugurato domani pomeriggio. Gli allestimenti all'interno della “Sala dei mosaici” del Palazzo dei Musei consentono al visitatore d’immergersi nell’antica Regium Lepidi e di farlo in un modo sensorialmente coinvolgente, grazie all’utilizzo “di installazioni 3D innovative mai usate prima e portate in Italia per la prima volta”. Il costo di questi “giocattoli” è di 400mila euro, che sono stati messi a disposizione dal Lions Club “Città del Tricolore” e altri sponsor, tra cui il Credem. Le installazioni sono solo la parte più visibile, e spettacolare, di un grande lavoro di ricerca che resta a disposizione della città per svariati scopi, come ulteriori studi, mappe o applicazioni per dispositivi mobili.

IL DNA DELLA CITTA’. Le difficoltà nella ricostruzione della Reggio romana non sono state poche. «La scarsità di dati scientifici e il fatto che ci fossero pochissimi dati statigrafici, a differenza di altre città vicine - spiega Forte -, ha complicato tantissimo il lavoro. Abbiamo dovuto elaborare dati trasmessi con il contagocce. Negli anni ’50 - ’60 si pubblicava poco e male. Dagli anni ’80 per fortuna le cose sono cambiate».

Lo scopo finale di questa narrazione digitale è aprire nuove prospettive. La ricerca basata su dati pubblicati e d’archivio ha prodotto interpretazioni originali sul tessuto urbano. In particolare è risultato evidente come in età imperiale fra primo e secondo secolo dopo Cristo l’impianto cittadino si sia evoluto in modo sontuoso con edifici di pregio e con una certa ostentazione dell’arredo architettonico che ha coinciso con un periodo di prosperità economica. Lo sviluppo attuale della città di Reggio Emilia è stato profondamente influenzato dall’originale piano urbanistico romano. «È una sorta di Dna architettonico e urbano», spiega il professor Forte. L’estensione e i confini della città romana potrebbero essere ricostruiti sulla base della centuriazione che ancora caratterizza l’ordito stradale. Fra la fine del primo secolo a. C e il secondo d.C Reggio conobbe un notevole sviluppo urbano coincidente con un periodo di prosperità economica. Un considerevole rinnovamento urbano ebbe luogo nel centro dove case private a nord del foro furono demolite per fare spazio ad una grande basilica e forse altri edifici pubblici. La tecnica di pavimentazione delle case private nell’era repubblicana, il cocciopesto, fu sostituita da pavimenti in mosaico. In quest’epoca alcune residenze furono dotate di bagni termali.

LE INSTALLAZIONI. I visitatori dei musei possono godere di una ricostruzione digitale della Regium Lepidi e possono navigarvi al suo interno.

Due caschi immersivi Oculus Rift consentono di passeggiare per il foro romano. Grazie a questi schermi, che letteralmente si indossano sul volto, si può avere un’esperienza coinvolgente, perché si ha la sensazione di muoversi realmente nello spazio, al punto da provare le vertigini se si guarda in basso. Due postazioni olografiche, della dittà californiama Z-space, consentono di interagire con alcuni reperti archeologici utilizzando un pennino e indossando degli occhiali. Un altro allestimento, realizzato dalla danese Dreamoc, consiste in un monitor olografico 3D che mostra modelli tridimensionali dei reperti del museo. La direttrice dei Musei Elisabetta Farioli ha ricordato che la tecnologia spesso nei musei è arrivata tardi o è stata impiegata in modo talvolta funzionale, «mettendo qualche computerino con il quale si pensava di essere abbastanza moderni».

MUSEO VIRTUALE. Quello di Reggio è il primo museo virtuale d’Europa con questa impostazione, concepito all’interno delle attuali collezioni archeologiche. «Quello che caratterizza il museo - dice Forte - è la contestualizzazione con le collezioni archeologiche e questo è un aspetto importante per la didattica e la ricerca, perché consente alle collezioni di narrarsi attraverso i percorsi digitali. Questo consentirà di rendere vivi i reperti».

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