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Fotografia Europea, l'affondo di Franceschini

di Evaristo Sparvieri
Fotografia Europea, l'affondo di Franceschini

Con 32 mila presenze un incasso di 60 mila euro. Ma i ticket costa 12 euro l’uno. La consigliera Pd: «Ogni persona che visita i 7 spazi a pagamento è contata 7 volte»

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REGGIO EMILIA. Ogni biglietto moltiplicato per sette, i visitatori lievitano e i conti non tornano. Aprendo un nuovo capitolo della difficile convivenza tra Comune e Palazzo Magnani, a tal punto che si vocifera dell’interesse di quest’ultimo a gestire direttamente le prossime edizioni di Fotografia Europea. È il rebus che emerge dai numeri ufficiali diffusi dal Comune per il primo week-end di Fotografia Europea, che continua anche durante tutto questo fine settimana. Circa 32 mila visitatori nei primi tre giorni di festival, per un incasso complessivo di quasi 60 mila euro. Come se ogni biglietto costasse appena due euro. Peccato però che i biglietti interi per accedere alle mostre costino dodici euro, mentre quelli ridotti nove euro.

Com’è possibile? La matematica, si sa, non è un’opinione. E facendo una semplice moltiplicazione si può capire facilmente il gioco di prestigio: i biglietti venduti si aggirano intorno ai cinquemila. Ma ogni biglietto permette l’ingresso a sette sedi espositive, consentendo di moltiplicare magicamente le presenze e facendole arrivare a quota 32 mila. E così gli ingressi lievitano, ma i biglietti latitano.

Un sotterfugio che non è sfuggito a Federica Franceschini, consigliera comunale Pd, presidente della commissione Cultura e tra i componenti della direzione artistica di Palazzo Magnani, che proprio sulle presenze di Fotografia Europea ha presentato un ordine del giorno lo scorso 27 aprile, chiedendo maggiore trasparenza nel conteggio dei visitatori paganti. Nel documento si fa appello all’utilizzo della sbigliettazione Siae per comprendere la ricaduta economica dell’evento in termini di costi e ricavi.

«Non l’ho fatto per ragioni polemiche, ma per motivazione di tipo economico – spiega – Il numero di visitatori è anomalo rispetto agli incassi e mi sono chiesta a cosa servisse fare conti in questo modo». L’anno scorso, ad esempio, le presenze diffuse dal Comune ammontavano a 193.986 visitatori. E in quel caso nel dato erano sommati anche gli ingressi alle mostre gratuite, senza alcuna specificazione del metodo utilizzato nel conteggio.

«Qualsiasi azienda vuol sapere quanti sono i costi e quanti i ricavi quando si appresta a fare un business plan», aggiunge Franceschini, che deponendo l’intento polemico mette tuttavia il dito proprio in una delle piaghe che periodicamente riaccendono i riflettori sui contrastati rapporti tra Comune e Palazzo Magnani. Una situazione che non ha risparmiato in passato critiche alla stessa Franceschini, finita nel mirino per il doppio ruolo, in consiglio e a Palazzo.

In sede di approvazione dell’odg – ora contenuto nel Documento unico di Programmazione (Dup) – a replicare è stata Elisabetta Farioli, già direttrice dei musei civici e coordinatrice di FE2015, che ha ammesso (e ammette) la moltiplicazione delle visite rispetto ai biglietti. Ma, nello stesso tempo, ribadisce la veridicità dei dati diffusi dal Comune. «Bisogna distinguere i biglietti venduti dai visitatori, che vengono contati per ogni sede», afferma Farioli elencando tutti e sette i luoghi della città animati dalla manifestazione: dai Chiostri di San Pietro a Palazzo da Mosto, dalla Sinagoga al Palazzo dei Musei, dai Chiostri di San Domenico alla Galleria Parmeggiani fino allo Spazio Gerra. «Abbiamo un sistema ottico agli ingressi che consente attraverso un codice a barre presente nel biglietto di vedere l’effettivo numero di visitatori. Le trentamila presenze, quindi, sono effettive».

Ma i biglietti effettivamente venduti? «Abbiamo avuto acquisti anche online da parte di persone che non sono ancora venute – prova a sviare – Abbiamo fatto anche promozioni. I biglietti si scaricano da internet, hanno sempre il codice a barre e risultano come già venduti».

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