Gazzetta di Reggio

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«Il Park Vittoria? Lì i danni li fece l’Isolato San Rocco»

L’archeologo a proposito dei contestati lavori in corso per il parcheggio in piazza «Con la Sovrintendenza che vigila, gli scavi di oggi potrebbero essere importanti»

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REGGIO EMILIA. «Il cantiere del Park Vittoria insiste in un’area che è già stata intaccata dagli sventramenti fatti per realizzare l’isolato San Rocco e che sicuramente sono stati negativi. Lo scavo attuale potrebbe essere un’opportunità per conoscere cose nuove su questa area, che si trova a due passi dal foro romano».

L’archeologo reggiano Maurizio Forte appena arrivato in città si è fatto condurre nel luogo dove sorgerà il contestato parcheggio. Nel cantiere è emerso un pavimento a cocciopesto d’epoca romana che ha rinfocolato polemiche su eventuali rischi che i reperti potrebbero correre a causa dei lavori.

Cosa si aspetta che emerga e che rischi intravede?

«Certo, siamo vicini all’area del foro romano, ma mi sento tranquillo perché il cantiere è seguito dalla soprintendenza e dunque non vedo rischi. Potrebbe essere un’opportunità, ad esempio man mano che si scava per avere una stratigrafia scientifica di questa zona chiave della città».

Non teme danneggiamenti?

«Il problema di quell’area è legato all’isolato San Rocco e soprattutto alle spoliazioni del passato, quando molti edifici pubblici romani sono stati depredati».

Cosa ne pensa del pavimento in cocciopesto ritrovato?

«E’ un elemento negativo, nel senso che indica che sopra c’era qualcosa d’altro che con il tempo è stato eliminato. Ora si dovrà capire che cosa ci fosse di preciso in quell’area».

Com’era Reggio in età imperiale?

«Una città che ha subito un incremento della popolazione, come testimoniano i rinvenimenti. Ci sono marcatori diretti, come mosaici, strutture in marmo, fondazioni di grandi edifici e materiale d’arredo che indicano la presenza di grandi edifici di dimensioni importanti. Purtroppo non abbiamo scavi intensivi che ci dicano l’esatta topografia della città. Ci sono elementi che indirettamente ci consegnano queste informazioni. Sappiamo, ad esempio, che il foro si trovava tra via Roma e la via Emilia e si estendeva verso via Sessi e l’isolato san Rocco».

I visitatori dei Musei potranno fare un salto indietro nel tempo di due millenni. Quanto è fedele questa ricostruzione?

«La visualizzazione che proponiamo avrà un grande pregio. Se vediamo le tessere di un puzzle sparse sul pavimento facciamo fatica a capire di cosa si tratti. La ricostruzione consente di ricomporre tutte queste tessere e avere una visione d’insieme. Quello che è difficile è sapere come erano gli edifici. Sappiamo che c’era la basilica, il tempio ed altre strutture del foro, ma nessuno ci potrà dire che erano esattamente come le abbiamo ricostruite. Con lo scavo del Credem abbiamo, ad esempio, georiferito la basilica». (j.d.p.)

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