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Omicidio in Polonia, chiesto l’ergastolo

Omicidio in Polonia, chiesto l’ergastolo

Scandiano: concluso il processo a Fermo Manzotti, che un anno fa uccise la moglie a coltellate

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SCANDIANO. Ha chiesto il massimo della pena, cioè l’ergastolo, il procuratore di Tarnosbrzeg, in Polonia, per Fermo Manzotti, il 48enne (difeso dal legale Noris Bucchi) che l’anno scorso uccise la moglie polacca, Teresa Misa, allora 32enne, con almeno 27 coltellate, sotto gli occhi di uno dei loro tre figli, un bambino di appena 4 anni, che era con loro in auto. Nella giornata di mercoledì, nella città polacca della Carpazia (nel sud-est della Polonia a circa 100 chilometri da Cracovia) il giudice ha ascoltato le arringhe dei difensori di Manzotto e dei difensori della famiglia (che il traduttore ha pazientemente tradotto in italiano) dopo le richieste del pubblico ministero che, secondo indiscrezioni (l’udienza, come tutte le precedenti, era a porte chiuse) ha chiesto l’ergastolo per l’omicida italiano, contestandogli la premeditazione del gesto e l’aggravante della “particolare efferatezza”, che equivale, nella nostra legislazione, alla “crudeltà”. Proprio quell’aggravante che, per fare un esempio recente, non è stata riconosciuta dalla Corte d’Appello a Massimo Parolisi (30 coltellate alla moglie) che si è visto quindi ridurre la pena a 20 anni di carcere invece dei 30 comminatigli in primo grado. Ma, considerando la severità della giustizia polacca (Manzotti non mai uscito dal carcere dal giorno dell’arresto ndr.) i familiari di Teresa Misa, i genitori, un fratello e le due sorelle, di cui una vive e lavora da anni in Sicilia, chiedono una condanna severissima.

«L’ergastolo è quello che si merita – dice la sorella Aldona Misa – ma dovrebbe anche soffrire per quello che ha fatto a Teresa e per le conseguenze psicologiche causate anche ai tre bambini».

Non è noto, comunque, cosa sia stato detto durante l’udienza di mercoledì, durante la quale gli avvocati e il procuratore hanno parlato per oltre un’ora ciascuno, e quindi il giudice ha deciso di rinviare l’udienza.

In quella occasione, quindi, a porte aperte, il giudice leggerà il verdetto anche se si dovrà attendere ulteriormente per conoscerne le motivazioni e capire se la giuria abbia accolto o meno tutte le motivazioni portate dalla pubblica accusa o se ci siano stati elementi non ancora conosciuti emersi durante il dibattimento che ha visto numerose persone, tra cui anche quattro periti psichiatri,chiamati sul banco dei testimoni nelle settimane scorse. La sentenza, quindi, dovrebbe arrivare a meno di un anno dall’omicidio, accaduto il 16 giugno 2014. (f.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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