Gazzetta di Reggio

Reggio

Scandalo Policlinico, chiusa l’inchiesta

di Carlo Gregori

Nell’indagine per corruzione coinvolte anche le aziende reggiane Coopservice e Multiline

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MODENA. Sessantansei indagati. Quarantasei persone fisiche e venti aziende e associazioni. Le accuse: associazione a delinquere, corruzione turbativa di libero incanto e altre. Stanno partendo in questi giorni le notifiche di fine indagine per la maxi inchiesta sulla gestione del Policlinico all'epoca del direttore generale Stefano Cencetti e sul sistema collaudato - secondo le parole della Procura - per far ottenere importanti appalti a cooperative “rosse” amiche dirottando le mazzette sulla onlus di Cencetti stesso.

A un anno dall'inizio di questa clamorosa inchiesta, si chiude così un altro capitolo delle indagini avviate dalla Procura sulla gestione e i presunti casi di malasanità sistemica (in questo caso amministrativa) dell'ospedale di via Del Pozzo nel periodo dal 2007 al 2011, fino a quando insomma la Regione non rinnovò la fiducia a Cencetti e lo fece allontanare.

Partendo dalla indagine su Cardiologia (proprio un'intercettazione telefonica della professoressa Modena insospettì gli inquirenti), l'inchiesta “Last Business”, condotta dai sostituti Marco Niccolini e Pasquale Mazzei, arrivò presto ad allargarsi fino a comprendere colossi delle “coop rosse” emiliane: il Ccc (Consorzio Cooperativo Costruzioni) e la Cmb aggiudicatari dell’appalto per i cosiddetti servizi complementari e per la “buca” che doveva servire all’ “edificio di trasferimento”, la Cpl di Concordia per l’appalto delle centrali termiche, la Coopservice di Reggio per l’Appaltone; Nell’inchiesta era poi finita anche un’altra azienda reggiana, la Multiline di Mauro Amadei. A queste si aggiungono la Siram per la Biobanca e la Nex per la fornitura di prefabbricati.

Poi viene individuato un secondo gruppo di appalti per forniture e servizi che riguardano l’assistenza del Policlinico e quindi anche contratti con aziende biomedicali.

Soprattutto il cosiddetto Appaltone da 130 milioni che comprendeva un raggruppamento di queste coop e di altre aziende sotto Ccc attirò l'attenzione dei Nas di Parma. Come sottolineato anche dal gip Paola Losavio nel convalidare il sequestro dei beni a 29 indagati, tra i quali Cencetti e sua moglie, in alcuni di questi appalti emergevano «compensi e vantaggi percepiti dal Cencetti in relazione all’arbitraria preferenza accordata in sede contrattuale alle imprese private con evidente concretizzazione dell’ipotesi tipica di corruzione».

I due pm hanno ricostruito anche la seconda parte dell'ipotesi corruttiva: Cencetti lavorava in base ad accordi occulti che prevedevano dei canali di pagamento delle somme da corruzione.

Finivano anche su conti correnti di Cencetti, quando venivano giustificati da servizi di divulgazione e promozione scientifica che facevano capo alla sua onlus.

I soldi - sempre secondo le indagini della Procura modenese - secondo le indagini, venivano alla fine dirottati lì, mettendoli nella sua disponibilità, all'interno di un ente privato apparentemente senza scopo di lucro che promuoveva convegno sponsorizzati dalle stese ditte vincitrici degli appalti.

Ora scattano i venti giorni per permettere interrogatori e acquisizioni di memorie difensive in vista delle richieste di rinvio a giudizio.

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