«No, a rischio le nostre identità storiche e molti servizi decentrati»
LIGONCHIO. Se tutte le forze politiche che si sono espresse sul tema della fusione sono favorevoli, sono però attivi in Appennino anche i comitati popolari che stanno facendo campagna per il no. In...
LIGONCHIO. Se tutte le forze politiche che si sono espresse sul tema della fusione sono favorevoli, sono però attivi in Appennino anche i comitati popolari che stanno facendo campagna per il no. In particolare a Ligonchio e Ramiseto i gruppi sono particolarmente attivi. Nelle loro motivazioni spiegano: «La fusione porterebbe ad un’inevitabile perdita di identità: un unico sindaco, un’unica giunta, unico consiglio e sede comunale. La rappresentatività dei cittadini sarebbe inferiore. In secondo luogo avremmo una politica che allontana il cittadino dalle stanze del potere: lo ha fatto l’Unione dei quattro Comuni, Ente di secondo grado, e in questi anni non ha certo arginato il declino del crinale. Il cavallo di battaglia dei sostenitori del sì poi sono i finanziamenti, ma parlano per ipotesi e sulla base di contributi promessi in 15 anni, che in realtà non sarebbero certi in caso di minori finanziamenti dallo Stato».
Concludono i comitati per il “no”: «Un fattore trascurato finora è l’omogeneità geografica del territorio. La morfologie dei nostri quattro comuni ha caratteristiche che ne hanno determinato la storia e fanno apparire l’assurdità della fusione. Col no ricordiamo agli Enti che creano le leggi, che nascono con l’obiettivo primario di dare un servizio al cittadino e per questo non possono non tenere conto delle peculiarità del territorio, delle sue radici e delle sue evoluzioni storiche. Infine, una conseguenza certa della fusione sarebbe la delocalizzazione dei servizi al cittadino. Non crediamo a chi afferma che saranno tenuti aperti sportelli in tutti i vecchi comuni, perché tale scelta non genererebbe alcun risparmio».
«Infine, la fusione è definitiva e irreversibile, mentre altre opzioni che comporterebbe il no, come il conferimento di funzioni all’Unione dei 10 comuni con sede a Castelnovo, potrebbe in un secondo momento essere rivista. C’è poi da aggiungere che in quei contesti la montagna e il crinale in particolare, risulterà in minoranza rispetto alle scelte di comuni più forti». (l.t.)
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