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Abusi a un disabile, quei terribili attimi in balia del branco

Abusi a un disabile, quei terribili attimi in balia del branco

Prima di passare gli atti alla procura per i minori, il Pm Pantani ha ricostruito quanto accaduto negli spogliatoi dell’istituto scolastico

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REGGIO EMILIA. Dalla scuola tendono a minizzare l’episodio al centro di una inchiesta che ora è nelle mani del pubblico ministero Alessandra Serra, sostituto procuratore alla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Bologna. E’ lei che ora è chiamata a far luce sull’episodio di cui è rimasto vittima un sedicenne disabile, nel febbraio scorso.

«Si è trattato - è la versione che trapela dall’istituto frequentato dal sedicenne - di un episodio increscioso, il cui responsabile è stato punito con la sospensione di due giorni dalle lezioni».

In realtà, le prime indagini condotte - dopo la denuncia fatta dai genitori del ragazzo alla polizia - dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani avevano delineato un quadro diverso: ai primi giorni di febbraio, prima dell’ora di educazione fisica, mentre il sedicenne è negli spogliatoi viene avvicinato da un gruppo di suoi compagni di classe.

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Mentre uno lo tiene fermo, un altro infila un manico di scopa nei pantaloni del giovane, facendo in qualche modo leva. Sono attimi che il sedicenne vive con terrore, anche perché in quel momento, negli spogliatoi non ci sono adulti. Non c’è, ad esempio, l’insegnante di sostegno che segue ogni giorno il ragazzo. Una volta a casa, il sedicenne si confida con i genitori, che decidono di portarlo all’ospedale per un controllo.

E’ il 10 febbraio scorso: al pronto soccorso il ragazzo racconta quel che gli è successo, viene visitato e dimesso con una prognosi di tre giorni. Dell’episodio a quel punto viene informata la polizia. E la squadra mobile, coordinata dal pm Maria Rita Pantani inizia le indagini: vengono sentiti gli insegnanti, viene ricostruita la scena di questo episodio, almeno dal punto di vista dei 5 ragazzi che vi hanno preso parte.

Vengono sentiti i genitori del sedicenne. E per il magistrato reggiano, sono almeno due le certezze: la configurazione del reato di violenza sessuale di gruppo e il fatto che gli insegnanti, in quel frangente, non avrebbero potuto intervenire: il momento che prelude o segue l’ora di educazione fisica non prevede la presenza di insegnanti nello spogliatoio. Per questo, alla fine, dalla procura reggiana, il fascicolo è ora nelle mani dei magistrati che si occupano di reati commessi da minori.

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