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Acque Chiare, un paradiso agreste a due passi dalla città

di Massimo Sesena
Acque Chiare, un paradiso agreste a due passi dalla città

Viaggio per immagini e parole in uno dei luoghi da godere per chi ama la nostra campagna: il percorso lungo il rio, che però è già minacciato da degrado e inciviltà 

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REGGIO EMILIA. Non è famoso come il percorso che prende le mosse dal Parco delle Caprette, ma è ugualmente uno degli angoli del nostro paesaggio che vale la pena conoscere. In un attimo ci si lascia alle spalle la città e si è immersi nel verde del percorso naturalistico che costeggia il Rio Acque Chiare.

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"Se non fai il bravo, ti porto in Bazzarola" ci dicevano una volta i nostri genitori: volevano spaventarci perché una volta, in effetti, era un'altra cosa: campagna e basta,  la presenza dell'uomo limitata allo stretto indispensabile per coltivare una terra resa fertile da un fiorire di corsi, canali e risorgive. Fatte e costruite per portar l'acqua al mulino dei signori del luogo i Malaguzzi.

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Siamo infatti a un tiro di schioppo dal Mauriziano, la residenza preferita da Ludovico Ariosto,un palazzo che oggi avrebbe bisogno di essere rivalutato. Per il valore storico che ha per la nostra città e per il contesto in cui è inserito: storia e natura si intrecciano perfettamente in questo angolo di Reggio.

Il nostro viaggio inizia dalla fine di via Cugini, dove - secondo la mappatura fatta recentemente dal Comune - la Bazzarola si divide in alta e bassa, per via di un lieve dislivello che fa la zona, passando dai 57 metri sul livello del mare che si registrano su via Cugini ai 60 di via Monti.

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Seguendo a ritroso il rio ci si immette in un percorso ciclopedonale molto ombreggiato. E sotto i nostri piedi scorre il rio: dopo pochi metri, con la profondità del rio che aumenta, compaiono i primi pesci. E purtroppo anche i primi segni di degrado.

I manufatti storici che servono ancora oggi a regimentare il corso d'acqua sono stati imbrattati con vernice spray: un pezzo del parapetto in legno in prossimità di uno dei ponticelli che taglia in due il torrente è stato divelto e gettato nel greto.

E nel greto si trovano anche le prime (brutte) sorprese: bottiglie i plastica e di vetro, cartacce, chiari segni di un bivacco, reso possibile anche da una scalinata che dal ponte porta al greto.

Invero, quelli non sono gli unici segni d'inciviltà. E - vista la modesta quantità di questi rifiuti - non sono nemmeno i più gravi: in un punto del rio, ben visibile, spunta un tubo di plastica, del diametro di circa 7-8 centimetri. Uno scarico abusivo.

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Secondo i residenti della zona e le persone che abitualmente frequentano quel posto, tutto ciò sarebbe opera di qualche ragazzo "annoiato". Di certo, quello che manca è una maggiore vigilanza, anche magari attraverso il coinvolgimento di volontari.

Invero, la bellezza di questa zona è data dalla capacità di mettere insieme scorci di paesaggi molto dissimili - e ugualmente in sintonia - tra loro. Se si prova a fotografare in certi tratti il rio, poi si stringe la foto, la si posta su un social qualunque con una didascalia vaga, capita di far cadere tanti in errore: "Che bello! Sei in montagna?" ti risponde subito qualcuno..

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In realtà sei in piena pianura padana. E te lo dicono, poco più in là, le distese di fieno appena raccolto, in balle che rasentano la perfezione, onde di un mare guardato a vista da pali in fila, del tutto simili alle vecchie bitte dei porti.

Hai la città alle spalle, ma non vi sei più. Adesso, se segui la fila delle "bitte" lungo il campo, hai lasciato alle spalle il corso d'acqua e stai facendo il tuo ingresso nella cosiddetta Bazzarola Alta. Che ti riporterà in città, ma dolcemente.

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Lo farà grazie a una urbanistica in cui la natura più che l'uomo sembra aver avuto l'ultima parola.Ci sono le case ma sono tutte senza un tratto comune, come accade quando si va in campagna. Ci sono orti e cartelli che li annunciano. Cartelli che ringraziano, quasi salutano chi passa di lì. E ritorna in città, con qualche grammo di stress in meno...

 


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