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Crisi nera, Legacoop: «Basta scuse: rinnovamento ai vertici»

di Enrico Lorenzo Tidona
Crisi nera, Legacoop: «Basta scuse: rinnovamento ai vertici»

Crac in edilizia e fiducia ai minimi. Per Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest, la risalità sarà durissima: «Modifiche agli statuti e più trasparenza con la base sociale»

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REGGIO EMILIA  Un quarto del sistema economico e dell’occupazione reggiana è legata a doppio filo con le sorti delle cooperative. L’impatto della crisi, quindi, è un tema cruciale per la nostra provincia e va ben oltre le pesanti conseguenze patite dai soci prestatori, dai sovventori e dalle migliaia di dipendenti delle coop edili, che negli ultimi tre anni hanno visto sfilare in tribunale i vertici delle proprie aziende per richiedere l’ammissione alle procedure di concordato.

La prima falla fu aperta dalla Cmr di Reggiolo nel 2012. Poi arrivarono le botte di Coopsette e Unieco, che a distanza di un mese nel 2013 ricorsero al concordato in bianco per evitare il collasso di  decenni di  storia  industriale. Le due big delle costruzioni riuscirono poi a virare verso una più mite ristrutturazione dei debiti (caso che fece scuola in Italia).

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Un anno dopo arriva la procedura della Orion di  Cavriago e pochi giorni fa Coopsette che torna in concordato. Sulle pagine della Gazzetta è in atto un confronto a distanza proprio tra i protagonisti della cooperazione, ultimo dei quali Luca Bosi di Sicrea, che ha aperto il libro delle doglianze. Oggi, per bocca del presidente della Lega unificata dell’Emilia-Ovest, Andrea Volta, giunge un netto richiamo per ristabilire il rapporto di fiducia, vero collante della cooperazione.
 

di ANDREA VOLTA*

"In queste ore seguiamo con attenzione l'evolversi degli eventi che hanno portato Coopsette a presentare nei giorni scorsi richiesta di concordato. E’ l’ultimo segnale in ordine di tempo e l’ennesima rivelazione di una situazione che conosciamo tutti sin troppo bene. Piena fiducia al lavoro difficile che spetta agli amministratori e massimo auspicio per una soluzione il più possibile favorevole ai soci, al lavoro e nell'avvio di un processo di aggregazione e di ristrutturazione in grado di non disperdere il valore della nostra storica cooperativa. A partire dalla cronaca di questi giorni vorrei esprimere alcune considerazioni e proseguire il dibattito che Gazzetta sta ospitando da qualche settimana.

Stiamo vivendo una situazione molto complessa. Che non ha precedenti nella nostra storia: ad una pesantissima crisi economica, che in alcuni settori ha messo in ginocchio le imprese, si somma una forte crisi reputazionale che investe il nostro modello. È su questo secondo aspetto che vorrei provare a dare il mio contributo, consapevole che non sono coinvolti solo i gruppi dirigenti e i Soci delle cooperative, ma anche i territori e le nostre Comunità. Ovviamente questa crisi non sta colpendo il solo movimento cooperativo, ma parto da noi. Provo a declinare il mio pensiero in 3 punti.

Il primo riguarda la governance delle cooperative. Proprio da queste pagine il nostro Presidente regionale ha ribadito con forza il ruolo del Socio, dandogli la responsabilità che gli spetta. Allo stesso tempo, voglio dire con chiarezza che affinché il Socio possa esercitare realmente queste responsabilità, è necessario che il gruppo dirigente compia atti chiari e concreti. Mi riferisco a regolamenti interni, che disciplinino in modo rigoroso, nella vita sociale, partecipazione, democrazia e trasparenza. Molte volte, la poca partecipazione non è figlia di una mancanza di interesse dei Soci, ma di una mancata capacità o volontà dei dirigenti. Aggiungo anche un’altra considerazione, che riguarda le grandi aziende. Credo sia ormai necessario porsi la questione della modifica degli statuti, prevedendo delle procedure che garantiscano l’accesso alle informazioni e i necessari controlli sulla gestione che il gruppo dirigente mette in atto. In particolare non ci possiamo più esimere da un controllo forte rispetto all’istituto del prestito. Il secondo punto che voglio portare all’attenzione di questo dibattito riguarda i piani industriali. Non possiamo più prescindere dal fatto di avere progetti seri e sostenibili, soprattutto nei settori dove la crisi sta ancora picchiando durissima.

Mi riferisco, in particolare ai processi di aggregazione e di ristrutturazione anche quando si deve toccare il costo del lavoro. Questi cambiamenti, se fatti per tempo, permettono di investire in innovazione e ricerca, in formazione e qualità. Ci permettono di recuperare le necessarie risorse umane ed economiche per approcciare i mercati esteri o di diversificare le attività. È per questo che guardo con molta convinzione al progetto di unificazione delle tre grandi coop. erative di consumo di questa regione. In quel progetto ci sono i tratti che ho appena ripreso, oltre che la necessaria generosità dei gruppi dirigenti protagonisti di questa operazione.

Il terzo punto riguarda direttamente i gruppi dirigenti delle cooperative, che sono in definitiva i veri responsabili dei primi due punti che ho affrontato, oltre che dell’andamento delle imprese che dirigono. Per uscire da questa situazione senza troppe ferite, abbiamo la necessità di avere un management di grande qualità e competenza. Capace di tenere assieme partecipazione e trasparenza, con la necessaria rapidità di fare le scelte giuste. Capace di anteporre il bene della società alle proprie velleità personali. Capace di compiere in prima persona i sacrifici necessari, anche economici quando necessario, per essere un esempio coerente. Un management cosciente che non esistono più diritti acquisiti. Un management che sappia rimettere al centro della propria azione quotidiana i fondamentali della cooperazione. A partire dalla consapevolezza che siamo a dirigere le cooperative protempore e che quindi abbiamo il dovere di preparare coloro che verranno dopo. Non sto parlando in astratto. Abbiamo tante esperienze che ricalcano queste caratteristiche, dalle cooperative sociali che dovremmo imparare a valorizzare di più, ai workers buy out che sono un’eccellenza del nostro territorio, fino alle grandi aziende, capaci di tenere insieme le caratteristiche più belle dell’essere cooperative con le capacità imprenditoriali necessarie ad essere leaders nazionali nei loro mercati. Io non vedo scorciatoie, non abbiamo più scuse. O si è all’altezza di affrontare le durissime sfide che ancora ci aspettano oppure è doveroso farsi da parte e permettere che avvenga il necessario rinnovamento. Lo dobbiamo a chi prima di noi ha costruito questo movimento, ma ancor di più lo dobbiamo a chi vuole poter lavorare in cooperativa per i prossimi 30 anni".

* pres. Legacoop Emilia Ovest

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