Gazzetta di Reggio

Reggio

LA REPUBBLICA

Facciamo festa pensando alla Costituzione

Luigi Bottazzi

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Nell'anno del 70° della Liberazione, che non sempre ha avuto nella varie contrade la necessaria solennità e comprensione diffusa (si sono preferiti talvolta i cori di bambini ignari dell'evento pur di far festa), vogliamo fare un forte e sincero, quanto preoccupato, augurio alla nostra Repubblica, che ha tratto l'ispirazione nei valori democratici fondativi della Resistenza tradotti nella Carta Costituzionale del 1948, tuttora validi e inviolabili per chiunque. Dove si fonda la "buona salute " che vogliamo sperare?

In primo luogo quando il sistema con larga maggioranza dei suoi cittadini, riesce, pur nella difficoltà della vita quotidiana (e sono tante quelle provate sulla pelle della famiglie e dalle persone sole) a pensare e a praticare almeno un poco di "bene comune", a insegnare ai più giovani le ragioni e la bellezza della legalità, conto le mafie e la corruzione.

In secondo luogo, quando i corpi intermedi che formano la base sociale della nostra Repubblica, escono dalle logiche di corporazioni autoreferenziali, e vengono valorizzati e incentivati a fare al meglio i loro doveri (con meno risorse e più efficienza), un compito che spetta a molti: dalle famiglie ai sindacati, dai partiti alle autonomie locali, dalle autonomie funzionali (università, camere di commercio, Ordini Professionali ) al cosidetto vasto e variegato terzo settore .

In terzo luogo quando i governanti della Repubblica (a me non piace l'aggettivo di prima, di seconda o di terza...) riescono non solo a vincere le democratiche consultazioni elettorali, ma soprattutto – con il loro responsabile e meno ciarliero comportamento – riescono a convincere sul loro progetto anche quegli elettori che hanno votato diversamente, sia contro sia astenendosi dal voto, a fronte purtroppo del crescente abbandono delle urne da parte di quasi la metà dei cittadini aventi diritto, come è capitato con le regionali.

In quarto luogo quando vige il "rispetto"degli organi costituzionali, nei loro rapporti reciproci e dei cittadini nei confronti delle istituzioni, Magistratura e Corte Costituzionale in testa. Tale considerazione sarà maggiore quanto più le magistrature tutte sapranno esercitare il proprio grande e delicato potere in forme sempre più equilibrate, trasparenti e responsabili.

Infine, una Repubblica si può dire che sia in buona salute, quando la sua Costituzione (sia scritta sia materiale, concretamente praticata) riesce sempre a preservare un equilibrio fra i diversi poteri, così da permettere alla politica di governare l'economia, ai cittadini di far sentire effettivamente la propria voce e alle forze culturali di aiutare i cittadini stessi a farsi una coscienza civile matura e solidale, e non ad essere strumentalizzati attraverso un uso spregiudicato dei mass-media.

La Costituzione italiana, per fortuna, questa funzione di garanzia ha saputo salvaguardarla durante tutta la sua vita, dal 1948 ad oggi, aiutando la comunità nazionale a superare periodi anche difficili di tenuta democratica delle istituzioni repubblicane (pensiamo al periodo delle Brigate rosse).

L'augurio è che i cambiamenti che le si vogliono apportare, già nelle prossime settimane con la riforma del Senato e del Titolo V, non stravolgano questo suo carattere di equilibrio e che l'esigenza della governabilità, tanto sbandierata dal presidente del Consiglio in carica, come ebbe a dire nel 2008 Leopoldo Elia, con lucidità – e allo stato attuale con preveggenza – «non finisca per diventare il passepartout non per soluzioni di efficienza costituzionale, ma invece di estrema personalizzazione del potere e di impoverimento dell'ispirazione democratica» del nostro ordinamento giuridico. E allora auguri alla Repubblica, ma attenti alla Costituzione!
 

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